sabato 29 marzo 2014

Il gessetto prima della creta


Musica consigliata: "Non siamo gli alberi, Dimartino"
 
Ho trascorso un bel sabato sera. Soprattutto quando ti sei alzata per mostrarmi che avevi ricevuto una chiamata. Hai raccolto un bel po' di sguardi e la mia attenzione. Il che non guasta, cosa sarebbe una donna senza un briciolo di vanità o senza un gesto di chiaro stampo ingelositorio? Ingelositorio non esiste nel vocabolario della lingua italiana, quindi faccio un regalo al mio blog con questo neologismo, intimidire facendo leva sulla gelosia. E' stato bello incontrarti, la tua camicia bianca aperta sui tuoi nei è un richiamo infinito. La tua bellezza è inesauribile, come il vento è fonte rinnovabile di fascino. Avrei voluto parlarti di Europa, delle prossime elezioni, dell'articolo di Irvine Welsh sull'indipendenza della Scozia. Ma sarebbe stato solo un modo per evitare i nostri argomenti o per allontanare la tentazione di perdermi nella tua poesia. E di sprofondarci dentro, ascoltando il battito del tuo petto che vola dove poche donne sanno fare per mancanza di riserve di ossigeno. Ho trascorso un bel sabato sera e tutto quello che voglio da te continua ad essere illegale. Sono felice, mi piace prepararmi per una cena tra amici ascoltando Fiona Apple e sto rivalutando le gonne jeans. Buonanotte ora solare.

"C'è persino chi sostiene che Dio, prima di mettersi a impastare la creta con la quale poi creò l'uomo, aveva cominciato a disegnare con un gessetto l'uomo e la donna sulla superficie della prima notte, ed ecco da dove ci viene l'unica certezza che abbiamo, quella che eravamo, siamo e saremo polvere, e che in una notte altrettanto profonda ci perderemo". (Todos os nomes, José Saramago)

 © RIPRODUZIONE RISERVATA - ILLUSTRAZIONE DI MARIANNA DESIATO (2013)

mercoledì 19 marzo 2014

Cristo deve scendere


Musica consigliata: "Ti saluto o Croce santa"

Ho seguito con molta attenzione il dibattito scatenatosi su fb in seguito alla pubblicazione di una delicata denuncia di Oria.info relativa alle auto parcheggiate sul percorso della mini processione del giovedì di Quaresima. Claudio Matarrelli, in poche righe, ha dimostrato di avere un'idea di città e una strategia di futuro che superano la sintesi del suo stesso post. Provo ad analizzarne il pensiero:

- Claudio conosce e sottolinea l'importanza di un regolare svolgimento fisico della processione;
- Claudio conosce e sottolinea le potenzialità turistiche della mini processione, peculiarità del nostro paese nella miriade di riti quaresimali e della Settimana Santa nei Paesi di fede cattolica che si affacciano sul Mediterraneo;
- Claudio conosce e sottolinea il disagio dei cittadini oritani nei confronti dei visitatori (guarda un po', vengono da lontano e sono costretti ad una fruizione del rito poco esperenziale, macchiata da lamiere verniciate che stravolgono la dimensione intima e storica di questa manifestazione);
- Claudio conosce e sottolinea il disagio dei visitatori nei confronti dei cittadini oritani (guarda un po', gli oritani hanno potenzialità enormi, preservano nel tempo tracce uniche di fede e folklore, ma non hanno la fermezza di restituire all'antica viabilità l'originale assenza di veicoli);
- Claudio conosce e sottolinea il pericolo dell'omertà, l'importanza della denuncia e dei toni bassi, la sua rabbia non viene urlata, ma lascia posto alla compostezza dei suoi testi;
- Claudio conosce e sottolinea l'assenza di monitoraggio e controllo che generano la ripetizione di un evento sgradevole, dimostra pertanto che l'evento sgradevole non è tale agli occhi di chi dovrebbe salvaguardare l'immagine del paese, culturale e organizzativa in primis;
- Claudio conosce e sottolinea che se un paese non riparte da queste cose, potremo sventolare mille bandiere, ma avremo già perso le nostre battaglie.

E mentre tolleriamo giovani che passeggiano vestiti di tutto punto, con il cane al guinzaglio, e gettano con indifferenza il rifiuto quotidiano indifferenziato nel canale vicino casa, Claudio viene intimidito pubblicamente da chi dovrebbe tutelarlo e sostenere la sua denuncia, fino ad essere incredibilmente offeso dandogli del "giornalaio". A tal proposito, si tratta di una doppia offesa, la prima diretta perchè non si riconosce la professione acquisita e certificata, la seconda indotta perchè si offende la rispettabilissima categoria dei giornalai. E' come dare dell'infermiere al medico, sminuendo il ruolo e le responsabilità dei secondi, e dichiarando la presunta inferiorità dei primi. Ecco, caro Claudio, Cristo deve scendere e sono certo che continuerà a scendere fino a quando ci saranno persone come te. Allontanare temporaneamente un'auto dalla discesa che da secoli percorrono il nostro Cristo morto e i suoi fedeli è una forma di preghiera, di rispetto, di devozione. E cosa è il senso civico se non devozione verso il luogo che si abita, rispetto degli altri e preghiera di armonia collettiva? Io sostengo Claudio Matarrelli, l'onestà e la qualità del suo pensiero. Le minacce hanno le ore contate, appartengono ad un meridione che non ci appartiene più. Grazie Oria.info.


© RIPRODUZIONE RISERVATA - Foto: Trapani_Discesa_dalla_Croce_2010

martedì 11 marzo 2014

Sono solo parole


Musica consigliata: "E dimmi che non vuoi morire", Stadio

8 Marzo 2014. Il mio braccio sinistro sembra non soffrire il riscaldamento globale. Anzi, è in controtendenza. Una piccola glaciazione è in corso da dieci giorni e le dita faticano, e non poco, a creare questo testo. La mia quaresima è iniziata con un sms. Forse durerà molto più di quaranta giorni e dovrò digiunare a lungo prima della Pasqua. Non posso e non voglio scrivere di te. Spero tu sia l'unica a leggere queste mie parole. Le mie preghiere saliranno come scale infinite, promesso. E dove non ci saranno più pioli, cercheremo di aggrapparci a soffici gradini fatti di nuvole. Ho letto ancora una volta nei tuoi occhi la tua forza e la forza vince ogni cosa. In questo momento, in questa distanza, posso solo offrirti le mie parole. Sono solo parole, troppo semplice commentare il dolore degli altri e immaginare che possa sfiorarci allo stesso modo..."ma le sento un po' mie le paure che hai, vorrei stringerti forte e dirti che non è niente". La mia quaresima è iniziata con un sms. Siamo cenere, è vero. Ma bisogna ardere prima che la polvere si posi inesorabilmente. Ho voglia di giocare a carte e di far sudare le tue mani. Ho voglia di ripartire dalle lettere iniziali dell'alfabeto, il tuo, il mio, il nostro. Ti abbraccio, torna presto.

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sabato 22 febbraio 2014

God bless Ukraine


Musica consigliata: "Non è ancora morta (la gloria) dell'Ucraina", Mykhaylo Verbytsky

Mi scuso nei confronti degli amici ucraini. Mi scuso pubblicamente, ho atteso troppo per capire, prendere una posizione e dedicare loro uno spazio in questo piccolo blog di provincia. E' bastato questo pianoforte in strada a dare una risposta a tutte le mie domande. E' commovente vedere come sia stato utilizzato uno strumento musicale come arma di protesta, ma è ancora più commovente vedere come il popolo ucraino lo abbia dipinto con i colori della bandiera nazionale sovrastati dalle dodici stelle d'Europa su campo blu. Dedicato a tutti coloro che ogni giorno spargono letame sull'Europa, e urlano contro Bruxelles, contro la moneta unica, contro i tecnocrati e le politiche per consolidare l'egemonia tedesca, etc. etc. etc. E non colgono la primavera che sboccia da anni in una splendida Unione di popoli, che hanno imparato a rispettarsi, attraversarsi ed amarsi. Io sostengo i cosiddetti ribelli ucraini che si oppongono alle oligarchie del gas, a coloro che obbediscono ai mandanti delle frustate alle Pussy Riot e alle azioni punitive nei confronti degli omosessuali. E che vivono in reggie dorate, cacciano la tigre siberiana per sport e si alcolizzano di Vodka in mezzo a stallone denudate foraggiate di rubli. Io amo l'Europa e ogni forma di resistenza alla violenza illegale. Noi non abbiamo modelli da esportare, siamo solo un mare blu di accoglienza dove ogni persona ha diritto alla libertà e alla sicurezza. God bless Ukraine!

Art.2 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo: "Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge".

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Foto © Sergiu Zamari

domenica 2 febbraio 2014

Fieri di operare in un paese solidale



Musica consigliata: "Sangue nelle vene, Fabrizio Moro"

"Fieri di operare in un paese solidale" è lo slogan che l'AVIS Comunale Oria ha adottato nella prima campagna di comunicazione del 2014. Nel venticinquesimo anniversario della nostra fondazione (1988-2013), abbiamo ottenuto il miglior risultato di sempre: 668 sacche raccolte, superando il record di 664 sacche registrato nel 2008. Analizziamo velocemente i vari perchè. La prima ragione è chiaramente associata al maggiore impegno profuso dall'associazione per la celebrazione dell'anniversario. Questo, infatti, ha comportato l'organizzazione di più eventi e una maggiore presenza sul territorio. I risultati sono un chiaro ritorno degli investimenti attivati in termini di manifestazioni e promozione. Non a caso bisogna tornare a 5 anni fa (celebrazioni del ventennale) per ritrovare il secondo picco di donazioni nell'istogramma. La seconda ragione è probabilmente individuabile nel completo rinnovamento degli strumenti di comunicazione (cartoline, manifesti, t-shirt, etc.), nell'azione intensiva dell'ufficio stampa, nell'uso ragionato del web e dei social-network e nell'indispensabile supporto dei blogger locali. Per quanto molte AVIS si stiano dotando di software per l'invio di SMS a gruppi costituiti da centinaia di soci, l'uso dei social network e la diffusione degli smartphone potrebbero rendere inutile in futuro anche questo tipo di investimento. In ultimo, la terza ragione. Quella alla quale tengo particolarmente, che fa parte della vita vissuta del volontario e non della sua vita prettamente operativa. Mi piace confutare la tesi che negli anni di crisi la gente sia più nervosa e arrabbiata, che l'uomo impazzisca all'improvviso, che la crisi abbia solo effetti devastanti. Per quanto l'impossibilità a soddisfare i bisogni primari produca un preoccupante disagio sociale, ho spesso riscontrato nei donatori un'interpretazione della crisi molto interessante. La crisi significa, sostanzialmente, rimettere in discussione la vita di un tempo e rileggere il fattore tempo in un'altra ottica. Donare sangue, secondo AVIS nazionale, è "dire con i fatti che la vita di chi sta soffrendo mi preoccupa". E' una lettura indispensabile per chi si avvicina alla donazione del sangue. La vita di un'altra persona finalmente mi preoccupa. E' noto che l'eccesso di concentrazione di beni, genera una costante necessità di denaro e di tempo per alimentare, conservare e potenziare tali beni. Il tempo da dedicare agli altri è quindi di conseguenza ridotto, se non assente, e la vicinanza agli indigenti si tramuta quasi sempre in sporadiche concessioni di denaro (il superfluo), ma molto raramente di tempo o di azioni concrete che riguardano l'impegno fisico nelle cause altrui o la donazione di parte di sè, come nel caso del volontariato AVIS. La crisi, oltre ad aiutare la comprensione dell'importanza del tempo da dedicare agli altri, ha finalmente fatto riemergere alcuni aggettivi che il benessere dei Paesi occidentali aveva completamente sotterrato: anonimo, volontario e gratuito. La donazione è un gesto anonimo (dono, ma senza interesse diretto, non conosco il beneficiario della mia azione), volontario (dono perchè desidero donare e non perchè sono obbligato a farlo), gratuito (dono senza chiedere nulla in cambio). Guardate un po', con la crisi tornano in auge gli scambi, il baratto, la riduzione degli stipendi per salvaguardare il posto di tutti, la riduzioni dei consumi di carburante, la vendita delle biciclette e la ripresa di stili di vita più salutari, la riparazione dei vestiti, degli elettrodomestici, delle scarpe, aumentano le partecipazioni nei campi di volontariato (assistenziali, ambientali, etc.). Dal mio punto di vista, riparare un paio di scarpe non è sinonimo di caduta in disgrazia o di recessione; dare valore agli oggetti, recuperarne la funzione parzialmente compromessa per ovvie ragioni di usura, è indice di intelligenza economica e ambientale, meno sprechi, meno rifiuti. L'uomo in tempo di crisi deve imparare a ristrutturare, non a costruire. Recuperare il senso delle cose che già ci sono, non cercare costantentemente nuovi spazi o nuovi bisogni. La crisi, la tanto temuta crisi, può anche essere interpretata come una forte mareggiata che ha distrutto i nidi di tante piccole tartarughe, esseri viventi a rischio estinzione, ma sempre capaci di avviarsi verso il mare. Ecco, la terza ragione di questo risultato è che un uomo in crisi interpreta meglio il suo posto nel mondo e i suoi obiettivi comuni in quella rete essenziale di relazioni che caratterizza ogni esistenza. E in questo, proprio per sfatare tanti luoghi comuni dei quali siamo più o meno stufi, i giovani hanno dimostrato di avere un cuore e una testa molto meno intrisi di egoismo delle precedenti generazioni. Il nostro paese, quest'anno, ha donato tanto. E per quanto sia un paese che merita e meriterà sempre persone più illuminate al suo governo, per quanto ospiti mine vaganti che amano ammassare rifiuti in ogni dove credendo che la terra dei fuochi resterà solo un problema campano, per quanto continui a discutere del come e non del cosa fare per risollevarsi, oggi è tempo di ringraziarlo, perchè ha dimostrato di essere un paese solidale. Un paese che ha superato la soglia dell'autosufficienza trasfusionale (pensate come cambierebbe la nostra quotidianità se superassimo con il contributo di tutti le soglie che migliorano la qualità della vita e ci rendono indipendenti, non per eccesso di egoismo, ma per merito e saper fare: autosufficienza alimentare, energetica, idrica, etc.). Il nostro paese raccoglie più sacche di sangue di quelle che in media un paese di 15.000 abitanti consuma in un anno solare. Fieri, quindi, di operare in un paese solidale. E' uno slogan positivo, un ringraziamento alla cittadinanza che ha risposto ai nostri appelli, un messaggio finalizzato ad aumentare l'autostima della comunità nella quale operiamo. Sarà difficile ripetersi e se non accadrà andrà bene lo stesso. Perchè la vita cambia e non c'è prova migliore dell'accettare un cambiamento, sfidarlo se è necessario, ma con la voglia di innovarsi sempre e comunque. Grazie dall'AVIS Comunale Oria.

"Un paese è sviluppato non quando i poveri possono acquistare automobili, ma quando i ricchi usano mezzi pubblici e biciclette" (Gustavo Petro, sindaco di Bogotà)

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domenica 15 dicembre 2013

Quattordicimilaseicentogiorni


Musica consigliata: "We might as well be strangers", Keane

"A voi che siete sposati l'Evangelo chiede di vivere il matrimonio nella fedeltà fino alla morte, per non smentire il Dio fedele che ha sancito la vostra alleanza. Nel ricordarvelo la chiesa ve lo dice piangendo e mettendosi in ginocchio davanti a voi. Non ve lo dice con arroganza, non vi presenta una verità che abbaglia o umilia, ma ve lo dice perchè l'ha detto Gesù, il suo Signore. La chiesa vi supplica: restate fedeli l'uno all'altra nell'amore che non viene meno. Se tra di voi intervenisse il divorzio, voi non raccontereste più il Signore fedele, ma un Dio che viene meno. Restate aperti alla vita, a colui che viene, anche inatteso o inaspettato. Solo l'egoismo tiene le porte chiuse. Come potete non celebrare il vostro amore creando, cantando e testimoniando la vita? Il vostro matrimonio, la vostra famiglia rappresentino la comunione e l'amore fedeli a cui ogni uomo, credente o no, anela con tutto il cuore" (Bianchi E., Da forestiero, Casale Monferrato, PIEMME, 1995)

Avreste potuto essere anche estranei in un'altra città. Avreste potuto vivere anche in mondi diversi. Avreste potuto nascere anche in un altro tempo...ma ci sono episodi, destini e congiunture straordinarie che selezionano e governano ogni unione. Non ci sono spiegazioni particolari. A noi non resta che seminare ringraziamenti nel cielo di tramontana, tra le donne e gli uomini oggi vestiti di stelle, da sempre custodi dei vostri quarant'anni di amore paziente.

Auguri mamma, auguri papà, auguri mamma e papà.
Quattordicimilaseicentogiorniinsieme.

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domenica 1 dicembre 2013

Finché pre-filmino non vi separi!


Musica consigliata - Canto d'ingresso: "In questo anno di non amore", Max Gazzè

Il matrimonio è un sacramento in crisi. Dati alla mano, se in Italia nel 1995 si celebravano 5.1 matrimoni ogni 1000 abitanti, oggi se ne celebrano 4.2. Meno che in Francia (4.3), Germania (4.5) e Spagna (4.8) (Dati Eurostat). In Inghilterra su 44 milioni di adulti britannici, 22.3 milioni non sono sposati, 17.8 milioni dei quali sono single e 4.5 milioni sono divorziati o separati in via di divorzio. Nel 2031 i coniugati saranno solo il 40% della popolazione mondiale. In Italia, secondo il sociologo Marzio Barbagli, si stanno affermando con ritardo forme di relazioni di coppia che ammettono la possibilità di un fallimento senza traumi, il modello del "provando e riprovando". Potrei continuare, ma invito a leggere l'articolo di Repubblica del 13 Ottobre scorso, in sostanza le coppie sposate sono ormai una minoranza.
Il matrimonio, dunque, è un sacramento in crisi. Aumentano vertiginosamente le separazioni e i divorzi, dati allarmanti che sanciscono sempre più che i matrimoni sono tentativi di unione piuttosto che certezze di unione. Si arriva all'altare con tanti di quei "ma" che, solo ad ascoltarli, potresti rabbrividire. "E' bello, ma è stupido...", "E' un gran lavoratore, ma è tirchio!", "Sarebbe un buon padre, ma è un pessimo amante", "E' un fannullone, ma è generoso", "E' affascinante, ma non sa mettere due parole l'una dopo l'altra", "E' un avventuriero, ma troppo spericolato", "E' capace, ma disordinato", "E' bravo, ma troppo religioso". Presumo che lo stesso giro di "E', ma..." si possa registrare in una litania al femminile. 
La mia analisi, divertente e grossolana, conferma la crisi del matrimonio ma, al tempo stesso, rileva il suo configurarsi come un'industria in grande spolvero. Si, l'industria del matrimonio ha i suoi fatturati alle stelle. Astri dove vengono proiettati i sogni di tante coppie abbagliate dal luccichio di una cerimonia senza eguali nel giorno più importante della loro vita. Sarò chiaro, abbiate "fede"!.
Proviamo a radiografare un matrimonio qualsiasi celebrato dalle mie parti secondo rito cattolico. Le chiese sono sempre più vuote. Il fatidico "Si" non interessa ai più, al massimo interessa il lato emotivo, se e quanto hanno pianto gli sposi nel pronunciarlo. Gli invitati arrivano in ritardo, giusto in tempo per afferrare un sacchetto di riso da scagliare con violenza, o si presentano direttamente nel locale del ricevimento, in prima linea al banchetto del bouffet di benvenuto. 
In chiesa il commento principale è destinato all'abito della sposa (ma dove si crede di stare, alle sfilate di Parigi? che scollatura irriverente!, è un vestito bianco sporco tendente al panna scarico di beige, visto e rivisto, l'ha comprato ai saldi, i genitori dello sposo hanno detto che se voleva il top del top la spesa era metà e metà, lo strascico arriva in piazza Lama, è arrivata la regina!, troppo corto, etc.) e all'omelia del prete (troppo lunga, non ha detto che gli sposi si sono conosciuti da piccoli, però è un po' pesante, non credi?, non è profondo, bla bla bla). Se si superano i 35°C, i commenti solitamente si raddoppiano. Si triplicano oltre i 40°C. I parenti della sposa da una parte e i parenti dello sposo dall'altra. Generalmente manca uno zio, situazione che scatena la creatività delle pettegole di turno che, in barba al sacramento che si sta celebrando, fremono per lanciare lo scoop. Così stuzzicano la vicina dicendo: "Ma...vedo che manca lo zio della sposa...chissà come mai!". La vicina, nella sua ingenua onestà, si accerta che effettivamente manca lo zio della sposa e ribadisce: "Già, lo sai che non ci avevo fatto caso, sarà in ritardo!". Al che, ad assist fornito, scatta l'affondo della prima: "Come, non sai niente, che si sono scannati per l'eredità, sapessi sapessi...se si fosse presentato oggi si sarebbe scatenato il putiferio, gentaglia signora mia, gentaglia...". 
I fotografi sono i veri protagonisti di un matrimonio. Ogni matrimonio è una grande messa in posa, di spontaneo c'è pochissimo. Si chiede agli sposi di recitare una parte, affinchè un giorno tutti possano ricordare su carta patinata un momento non veramente vissuto. Perchè di questo si tratta, un momento prelevato all'essenza e svenduto all'apparenza. Si passano notti intere, ormai, a guardare i filmini e gli album fotografici degli sposi, confezioni multimediali di pregio con cast d'eccellenza, ma senza scatti di amore autentico. Un discorso a parte meritano i cosiddetti pre-filmini, le cui radicali esasperazioni riguardano ormai anche le cresime, i diciotto anni, il primo karaoke dell'aspirante Gigi o la prima sfilata dell'aspirante Naomi, etc. (vedi casi Campania, Sicilia, etc.). Il pre-filmino è una trovata abbastanza recente. Cos'è un pre-filmino? Un giorno finto passato a fare cose che non hai mai fatto, perchè la poesia non la coltivi veramente dentro di te durante l'anno, ma improvvisi di averla a pochi giorni dalla sacra unione. E così scopri sorrisi smaglianti in riva al mare, il pianto di turno sulla consolle d'epoca accanto a un mazzo di fiori magicamente comprato per l'occasione, l'abbraccio con un genitore che magari neanche saluti al tuo ritorno dal lavoro, la puntuale lacrimuccia sulla guancia nel rimembrar i ricordi di quella casa, lui che disegna un cuore sulla sabbia o lancia un aquilone su distese di prato verde...ma vi rendete conto? E tutto ciò ripreso come fosse un film. Questo prodotto, solitamente, finisce per essere mandato in onda nel corso del ricevimento, per chiedere un po' di considerazione al mondo e per dichiarare che Pippo e Pippa sono veramente innamorati. Io non capisco, davvero.
Parliamo ora della macchina d'epoca o dei superbolidi. Pochi di noi possono permettersi una Isotta Fraschini o una Maserati. Io ho perso un amico in Basilicata che andava a ritirare una Ferrari sulla quale far viaggiare il fratello e la promessa sposa. Lo spreco di denaro per una zucca di Cenerentola contemporanea sfiora l'assurdo. E poi, è più bello farsi trasportare dal cocchiere in un abitacolo rivestito in foglia oro o guidare la stessa macchina che ogni giorno ti conduce fedelmente al lavoro, che si sporca della tua quotidianità, che vive la tua vita reale? Con accanto la stessa persona con la quale prenderai i bimbi dai nonni o comprerai il pane quotidiano? E' molto più romantico un fiocchetto sul mio catorcio che l'odore del pellame di una limousine ripulita con prodotti chimici. E' qui il cuore del mio discorso. Sposarsi dovrebbe essere un gesto di grande normalità, l'eccezione è nell'amore, non nelle cose che lo vestono per accrescere stupidamente il nostro tasso di originalità e la nostra ambita scalata sociale.
I matrimoni vanno organizzati quanto più lontano possibile. E' la regola. Preferibilmente in un posto in cui non si è sposato ancora nessuno o si sono sposati in pochi. Il pranzo o la cena sono la solita minestra, è il caso di dirlo. Trionfo di cicorie su letto di fave con aromi di palissandro nano in salsa afromediterranea lenta. I menù sono peggio delle poesie futuriste. Anche i menù non sono sinceri, in questo giorno. Lo spreco di cibo è una costante. Un tempo i ricevimenti nuziali avevano ragion d'essere perchè la gente aveva un accesso al pasto completo molto limitato. Oggi ogni domenica si mangia a livelli matrimoniali e questi eventi sono solo palate di bolo per intestini obesi e annoiati, come canterebbe Niccolò Fabi.
L'elenco degli invitati viene ratificato dal prezzo a persona. E' un gioco misero di compromessi parentali, economici, di amicizia, di lontananza, di contropartite. Così scopri che si invitano coloro che, potenzialmente, dovrebbero gonfiare le buste più della media, gli amici degli amici affinchè si creino le giuste complicità di tavolo, quelli che ti hanno invitato prima e per i quali è d'obbligo il contro-invito, quelli geneticamente predisposti a commentare in piazza i fasti delle nozze.
L'assegnazione dei tavoli è un esercizio attivato l'anno prima. E si sbaglia sempre. Non credo che in futuro avrò tempo per organizzare i tavoli del mio matrimonio. Mi piace la libertà, sempre e comunque. I matrimoni vanno naturalmente animati, la sposa deve ballare almeno un lento con il padre, il ballo di gruppo è essenziale per gli aspiranti Watussi (Siamo i Watussi, sia-a-mo i Watussi...); il volume della musica alla fine accontenterà gli iscritti alle scuole di ballo e rovinerà il matrimonio ai parenti anziani che hanno rinunciato alla conversazione con il cugino lontano che non vedevano da secoli. Nel frattempo trascorrono i giorni tra una portata e l'altra, i matrimoni iniziano e forse non finiscono mai. Interessanti le dichiarazioni strappalacrime dell'ultima ora. Io nei matrimoni amo solamente l'anarchia dei bambini, mi sembrano gli unici in grado di restituire un po' di realtà al flusso degli eventi. Una volta mi è capitato di vedere il caposala interrompere la corsa della sposa verso un'amica che non vedeva da cinque anni, giunta da lontano per il suo matrimonio. Doveva infatti salire sulla scala di Via col Vento e salutare gli invitati al suo cenno. Cioè?!? Io rinuncio a una persona così importante perchè tu, figlio di Maria De Filippi, mi devi dire cosa devo fare nel giorno del mio matrimonio? Ou?
Spesso i matrimoni sono un grande spreco. Studi recenti hanno calcolato che la spesa media per l'evento varia dai 20 ai 50 mila euro, al Sud (dicono) si arriva anche a punte di 100 mila euro. Ora, ognuno è padrone dei suoi risparmi, ma facendo i conti della serva alcune coppie consumano circa 8 mila euro all'ora (un matrimonio di questo tipo dura in media 12 ore). Per fare cosa? Per salire su un'automobile non di loro proprietà, ascoltare "Acqua e Sale" registrata su una base musicale scaricata male da Torrent e mangiare una porzione minima di trionfo su letto con aroma in salsa di? In barba alla crisi, al senso cristiano di una unione, alla gente che quel matrimonio lo potrà solo immaginare...Non ci siamo.
Molti amici contestano le mie teorie, affermando che i matrimoni generano posti di lavoro. Io rispondo con uno dei concetti chiave della meteorologia, ovvero che le alluvioni non servono a rimpinguare le falde. Sono le piogge leggere a garantire riserve d'acqua e livelli di sicurezza nei pozzi. La nostra economia non ha bisogno di somme concentrate nelle mani di pochi grazie ad eventi sporadici, ma di imprese che riducono la stagionalità dell'occupato e garantiscono la crescita nella continuità.
Chiudo con le bomboniere. Il nome "bomboniera" è uno di quei pochi vocaboli che anticipa in me un principio di orticaria e non vi nascondo una certa paura ogni volta che apro una scatola con chiusura di confetti. Forse è il momento in cui prego di più, "Signore evitami l'ennesima bambola di porcellana o il sedicesimo fratello di Pierrot, evitami il mestolo di oro zecchino o la coppia di angeli con la bocca perennemente aperta, naturalmente dipinti a mano e certificati". Le bomboniere sono il ricordo che completa il disastro. Il disastro di una contemporaneità che produce oggetti inutili per angoli di abitazioni pullulanti di stronzate. Dio mi perdoni, ma è quello che penso. Con il budget delle bomboniere si potrebbe restituire colore alle aule scolastiche dei nostri figli, regalare nuove tecnologie di supporto alla didattica, riparare infissi, riempire di attrezzi le palestre e di strumenti i laboratori musicali. Potremmo regalare libri ai genitori che ogni anno elemosinano con dignità un prestito o vacanze studio a chi l'inglese lo sentirà parlare sempre dai figli di papà.
Ho partecipato a diversi matrimoni nella mia Europa. Ungheria, Germania, Spagna, Inghilterra...anche in Albania, dove durano in media tre giorni. In tutte queste cerimonie ho percepito sempre una grande sobrietà, e la sobrietà è madre della classe e dell'eleganza. L'Europa mi ha insegnato che un vero matrimonio non è frutto di un calcolo basato sulle possibilità economiche, ma un momento di grande e genuino raccoglimento attorno a due sorrisi.

Mia nonna, ne sono certo, non ha mai fatto la comparsa in un pre-filmino. Ha rinunciato allo zucchero per diversi mesi, nascondendolo al ratto dei fasci e cullando ogni giorno il sogno di farne ingrediente per dolci di pasta di mandorla, unico omaggio culinario di quel lontano ricevimento. Si sposò con sobrietà, aprendo le porte di casa ai passanti. Il suo viaggio di nozze a Napoli fu rinviato per sempre a causa della guerra. Era l'Aprile del 1945 e si era molto più saggi e felici.

Io so che segui divertita questo blog e che dentro di te conservi sempre la speranza che ci sia un piccolo pensiero dedicato a te. Ricopio il biglietto scritto da una mia amica lettone al suo ex-ragazzo, consegnato dopo anni di dolorosa e necessaria separazione nella notte di San Silvestro: "Io e te abbiamo già fissato la data. Ora non resta che conoscerci".

Io credo nel matrimonio. 
Glorificate il Signore con la vostra vita. Andate in pace.



And you comes to me, like a summer breeze...
How deep is your love? / I really need to learn,
'cause we're living in a world of fools / breaking us down,
when they all should let us be / We belong to you and me. 

E tu vieni da me come una brezza d’estate...
Quanto é profondo il tuo amore?/ Devo veramente impararlo
perché viviamo in un mondo di pazzi / che ci deprimono
quando loro dovrebbero lasciarci stare / noi apparteniamo a te e me.


Musica consigliata - Canto finale: "How deep is your love", Cristina Donà

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