martedì 17 giugno 2014

Life on demand


18 Aprile - 17 Giugno

Musica consigliata: Miles Davis, All blues sessions

Non è facile ereditare qualcosa. Si ha sempre paura di non essere all'altezza e io vivo costantemente la paura di non essere all'altezza. Così non è stato facile ereditare il nome, la storia e la vita dello Studio Associato di chimica Piro e Spina, per vestirlo in un bel giorno di luglio con una ragione sociale e una storia per certi versi nuova. E allora, senza limitazione di responsabilità, ho cercato di raccontare questa storia attraverso un carattere e dei segni grafici. Ma soprattutto assegnandole un pay-off che potesse traghettare il laboratorio nel suo mondo ormai rivoluzionato. Abbiamo deciso di scartare le banalità del tipo "da 30 anni insieme a voi, sempre al tuo fianco, le analisi migliori del Sud Italia :-D, professionalità e cortesia al tuo servizio, ..." Che senso avrebbero avuto? Che presa avrebbero avuto? Nessuna. Nell'era degli smartphone, dei tablet, di Skype, dei notebook, della Champions League, della TAC, che senso avrebbe avuto presentarsi al mondo con uno slogan di provincia? Per chiuderci e tingerci di verde Lega di fronte alle sfide globali e dire all'inglese che la deve smettere di entrare nelle nostre case con tanta prepotenza? No. Volevamo raccontare un nuovo mondo, una nuova sanità, un nuovo modo di fare diagnosi nell'era della personalizzazione. Tutto è su misura, anche la sanità. E la vita è su richiesta, da accendere come i canali televisivi dell'era digitale, da abbottonare come camicia sartoriale modellata sulle nostre circonferenze, da personalizzare come cialda sulla torta di compleanno di un bambino. Le analisi altro non sono che pacchetti di informazioni dove il tuo stile di vita e la tua genetica si raccontano in range di valori ed è in quelle alterazioni che la vita può essere presa per mano e ricondotta a richiesta verso la normalità. Quando possibile, naturalmente. Quando il Signore vuole, indubbiamente.
Ma il laboratorio si racconterà soprattutto attraverso quelle sferette in linea, ovvero il percorso di ogni malattia che si manifesta gradualmente fino a diventare insidioso, critico, buio, il pallino nero, l'ultimo stadio prima di farsi monitorare. Ma poi trova noi, la & commerciale che io chiamerei la & del supporto & dell'accompagnamento, verso l'azzurro, verso la pulizia, verso il riassorbimento della patologia...fino a sfumare in colori celesti, la guarigione, il non pensarci più, il tutto passa al quale dovremmo sempre abituarci.
Non ho mai condiviso le targhe dorate, i titoli accademici cesellati in corsivo, il proliferare delle specializzazioni, l'autoincensazione. Noi siamo PIRO&SPINA, non sono i simboli a decretare la professionalità, ma l'accoglienza e il saper fare. E così il carattere maiuscolo è quasi ludico, imperfetto, non definito, così, tanto per non prendersi troppo sul serio, per ridurre la distanza tra scienza e società come mi hanno insegnato nell'autunno di Losanna. E il colore è l'azzurro di una bella giornata, l'azzurro del mare, l'azzurro di una salute recuperata pronta a scoppiare in questa preziosa fetta di tempo concessaci. Mi piacerà ascoltare i commenti dei nostri fedeli amici e clienti, di coloro che faranno uso del vocabolario, di quelli che avranno timore per questa inversione di rotta. Ma non c'è errore più grande del credere di abitare un mondo compiuto ed esaurito. Meglio un'assenza da colmare, che una presenza graveolente. Non c'è innovazione senza cambiamento, non c'è futuro nello stallo delle cose.

Possa questa estate non finire mai, non ho spazio a sufficienza per depositarvi tutta la mia fortuna.
...

"Il viaggiatore è simile al malato, è in bilico fra due mondi. Il cammino è lungo anche se ci si sposta soltanto dalla cucina alla stanza che guarda verso Occidente e sui vetri della quale si incendia l'orizzonte". (Jean Paul)

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venerdì 16 maggio 2014

E penza comu la vue’ pinza’, è canzona ca la ‘ma cantà...




Musica consigliata: Ea ea ea comu l'ogghia rimidià...

Cara nonna,

auguri di buon compleanno! E' difficile scriverti in questo giorno, in un blog (sai cosa significa? :-) che voleva parlare d'Europa e finisce quasi sempre per parlare di me. Gli anni non cancellano i ricordi, ma immaginarti di fronte al fuoco e dare inizio a una conversazione non è semplice. Oggi avresti compiuto cento anni. Può darsi tu sia lì sopra a festeggiarli comunque. La vita, probabilmente, è solo una questione di spazi temporali, organizzati su più livelli incapaci di comunicare, dove l'uomo "vivo" ha la pretesa di abitare l'unico livello acceso e l'arroganza di pensare di essere il solo a possedere un'esistenza. E' maggio, il ghiaccio si è già sciolto. Non posso romperlo, quindi, ma posso raccontarti come vanno le cose da queste parti. Sarà una email interplanetaria a recapitarti i miei aggiornamenti.

Allora, da dove inizio? A Roma fa dei goccioloni, non so se Caterina si è sposata o se ha fatto guardare al suo amante l'albero ti lu chiuppu. Malipensa ruba indisturbato calandosi dai camini, la 1100 non è più un pollaio e Teodato scaglia ancora pietruzze con le sue fionde artigianali realizzate con scampoli di camere d'aria. Nona la Jattu compare qualche volta al tramonto nel vicoletto, non è sera d'estate senza il racconto delle barzellette di Isolina. Ubaldo dipinge stazioni in quel di Vibo Valentia, Nuccio lo recupereremo tra pochi giorni di ritorno dalla Libia, abbandonato semimorto sotto un albero di ulivo . E Cosimo ti riempirà di cioccolata salernitana e acque di Tabiano. A Tabiano ci siamo tornati e ti abbiamo pensato, naturalmente. Don Nicola saluta dalla terrazza di Mondonuovo. Lino ha lasciato Giurisprudenza perchè l'avvocato è una professione destinata alla frequentazione di uomini litigiosi e di arguti delinquenti. Meglio fare il medico, quindi, e sperare che per la festa dei Santi Medici non vi siano lezioni. Anna Maria avrà il suo primo insegnamento a Torchiarolo, un paese che a quanto pare esiste per davvero. Vilucciu sta terminando di montare la sua bici astronomica con mille luci. Il re è ostinato, crede ancora che il latte sia più bianco del sole. La luna è quinta decima, la cassata è scassata, da quattro ne sono rimaste tre. Ci ndivini stu nduvinieddu tu ti pigghi a me. Jerry ti ubbidisce anche se lo chiami Bolì, non soffre di disturbi della personalità e partecipa attivamente alla vita di famiglia, inseguendo instancabile il Lamborghini su e giù per le tue terre. I ladri di olive delle Pasquine sono stati colti sul fatto e hanno lasciato sul campo scope e mastelle, mentre i fuochi della festa coloravano da Sud-Ovest il cielo dicembrino. Per la festa di San Pietro andrete in vespa al mare con Nicola e Marietta. Tuo nonno continua a tenere buoni i suoi studenti minacciando di sferrargli un bel cazzotto. Il tuo detto resta valido, non fare bene perchè andrà buttato, non fare male perchè commetti peccato. Ma i giorni mi hanno insegnato che nella vita o scegli l'uno o scegli l'altro, c'è poco da fare, è nello svolgimento naturale delle azioni indirizzarle verso un obiettivo, utile o dannoso per gli altri che sia. I fiori secchi della tua Madonnina si sbriciolano con lentezza, per quanto la campana di vetro li custodisca con amore fragile. La vocazione di suora Stella è tuttora in bilico, al conte disse e continua a ripetere: "...che m'ami Ubaldo non dirlo sai, non dirlo mai!". Aurora Russo è ancora bella, la sua giovinezza rimarrà immortalata in eterno in quel di san Pasquale. Un gruppo di fedeli canta divinamente "Dell'aurora tu sorgi più bella" nei giorni della novena di Gallana. Zia Rosa non ne vuole sapere delle scatole di Santa Lucia, il viaggio di nozze della mamma di Letizia è durato appena un giorno, a Napoli le hanno consigliato di fuggire per non essere rapita. Cicirinnedda tinia nu cani, confermo. Il carabiniere di Latiano ha la pretesa di conquistarti inanellando una sfilza di ambasciate, ma non sa che il tuo cuore è promesso ad un altro uomo. Li masciari hanno detto che se supererai un brutto male, morirai anziana (che brave, ci hanno azzeccato!) Asso povero me. Giuanni lu svinturatu sta ancora camminando le tre vie del mondo per sapere se una donna è fedele o traditrice. La tua casetta è ora abitata da un gatto acrobata. Le querce del Masone sono in splendida forma e ombreggiano la nostra infanzia ad ogni ritorno. I biscotti giganti si vestono ancora di strati farinosi, si inzuppano come un tempo e sono sempre nella stessa dispensa con tendina merlettata all'ingresso sulla destra. Lu Cuponi resta una fossa inviolabile e Don Giovanni Maccarroni continua a spacciare la notizia che lui e la sua cavallina hanno trovato rifugio sotto un enorme cavolfiore, chiedendo protezione al mega vegetale nel corso di un improvviso temporale. L'operario al suo servizio, per fortuna, gli ribadisce con sfrontatezza che all'arsenale è in corso la costruzione di un pentolone così grande da non sentire i colpi dei carpentieri che operano ai punti opposti del suo diametro. La tramontana sbuffa prepotente sulla finestra della cucina e vedo avanzare maestose le nuvole grigie d'inverno provenienti dal fantastico mondo di Ratekadipalpapekastron. Se mi addormento sul divano verde, ricevo le tue coperte e le ore passano silenziose in quel tepore protetto che non tornerà mai più. Romeo non si è fatto vivo nella tela del Matarrelli, Giulietta è ancora lì ad attenderlo, assorta nei suoi pensieri in un quadretto onirico di pace fiorata e di profonda delusione. Anna di Ntunina viene a trovarci ogni tanto e in lei leggo tutto il dolore e l'imperfezione di questo mondo, abbigliamento da No Global e mente libera a tal punto da sciogliere ogni connessione con la realtà. Nei suoi baffi è purtroppo una persona sola. Delle nipoti di Latiano è rimasta in vita solo la più anziana, quella che sembrava destinata ad una scomparsa prematura e a una esistenza meno favorevole. I dolori del matrimonio e dei figli, probabilmente, consumano più della solitudine. Noi abbiamo terminato i nostri viaggi studio tra Lecce, Roma, Milano, Chieti e Torino (tra poco), e abbiamo finito così di sognar...lontano andrò, dove non so, parto col pianto nel cuor...! I milanesi non capiscono come mai le frise siano ruvide in superficie e perfettamente lisce alla base. Eppure sono di Milano, vengono da quel Nord industriale dove comprendere le magie di un filo di spago tirato fino allo strozzamento di un pezzo di grano non dovrebbe essere poi così difficile. Sta casa senza te sa comu pari, comu nu tiempu trubbu senza soli. Emanuele, Leonardo e Pasquale iniziano a conoscersi e a volersi bene. Non conosceranno il valore di un tuo "Ciokki" e non saranno rincorsi a suon di barbaredda. Perchè chi sorride non va all'inferno, ma in paradiso, o forse non lo so e devo ancora capirlo. Comunque si sarebbero sbellicati, e tu con loro. Il bisnonno si ostina ad andare al cinema solo se ci sono proiezioni di cavalli. Il padre del dottore inveisce contro il figlio, dicendogli: "Momino studia, che lo solo studio ti posso dare". Era un buon genitore, perchè per avere il meglio dai propri figli bisogna evitare di far radicare in loro la consapevolezza di una seconda possibilità sempre a portata di mano. Se un progetto di vita va male, le vie di fuga non sono infinite. Il mondo si è globalizzato. Pensa che ogni giorno compriamo cellulari coreani, auto tedesche, televisori giapponesi, zuccheri brasiliani, oro sudafricano, petrolio saudita. L'Italia è un Paese ancora più piccolo in questo pianeta che ci assorbe lentamente con le sue economie impazzite. Ma poi si è così gretti da pensare che l'Europa è un tranello, una dimensione che distrugge il nostro orgoglio nazionale, un progetto fallito che soffoca gli slanci dei vari Paesi membri, invece di accoglierla come l'unica opportunità per fronteggiare i mostri che avanzano nella prossima fetta di futuro. Ma nessuno di questi uomini illuminati ha vissuto come te la violenza di Paesi confinanti che si scagliavano bombe al posto dei confetti. E nessuno di loro sarà mai degno di nominarla, l'Europa. E' troppo facile crescere, studiare, fare l'amore, arricchirsi, sposarsi e morire in anni di pace garantiti da qualcun'altro e dall'Unione sulla quale sputi ogni giorno senza pudore. L'ipocrisia è il male del nostro secolo. Dei nostri secoli. Lu sinnucu ti Erchi, nel frattempo, manna a Oria pi cuperchi. Il tempo, ormai, non è più un avvicendarsi di stagioni, ma di caricabatterie. Canto spesso le tue canzoni. Se proprio devo, la classifica personale vede al primo posto la canzone di Caterina, un testo che raccoglie diverse ansie e aspettative dell'essere umano. E che, quando meno te lo aspetti, ti ricorda: "...pensala come ti pare, (la vita) è una canzone che va comunque cantata". Possono averti riservato la peggiore delle composizioni o la più incantevole delle melodie, ma siamo uomini sul palco e non possiamo rifiutarci di provare ad intonarlo, questo lungo destino. E penza comu la vue’ pinza’, è canzona ca la ‘ma cantà...

Sai nonna, non so se ho realizzato tutti i sogni che avevo da bambino. Molti sonnecchiano nel profondo dei mari. E quando provano ad emergere soffrono di tosse grassa. Mi conosci, mi accontento di poco, ma una piccola cosa ancora mi manca. Come un dente spezzato che lascia quel vuoto inconfondibile nel palato. E ci passi la lingua mille volte pur di autoconvincerti che non è più al suo posto. Ho girato mezza Europa e ho incontrato tante persone migliori di me. E questo spesso mi basta per continuare a sentirmi ricco, fortunato e a mio modo felice. La vita, finora, ha battuto il mio cognome e mi ha regalato più rose che spine. Quelle rose di maggio che ancora oggi profumano in questo giorno, mentre le donne dei vicoli si riuniscono per recitare il rosario, assaporando i primi tepori stagionali e volgendo le spalle con discreta maleducazione a colonne di automobili incuranti delle litanie in corso. Ho parlato spesso di te ai miei amici. Resto un inguaribile sognatore, ma ho imparato a essere più concreto e a far scivolare di tutto sulla mia pelle. Tutto scorre da queste parti. Vedi nonna, dicono che nella vita conta solo chi resta. Chi si allontana o non è stato capace di lasciare un segno, non merita spazio nelle memorie. E tu sei ancora qui, viva, in mezzo a noi. Forse stasera mi lancerai le chiavi dal balcone, chiedendomi di salire e di farti compagnia nella notte. Sposterai il tuo letto nel salone per addormentarti sicura nella luce del lampione stradale. Quel lampione presso la caserma dove resterò ad aspettarti. Wie einst, Lili Marleen! E non avrai paura fino al nuovo giorno.

Conosci le mie preghiere, non sento il bisogno di manifestarle spargendo righe ordinate di inchiostro virtuale. Riguardano tutte le persone generate da due persone che avrebbero dovuto chiamarsi Onofrio e Maria. E che per slanci di originalità incomprensibili per il loro tempo, hanno finito per chiamarsi Ubaldo e Olga. Nati nello stesso giorno, con nomi fin troppo esotici e di rottura nella terra degli ulivi e dei vari Cosimo e Damiano. Ma per fortuna il senno è tornato nei nostri genitori, e invece di chiamarci Kevin e Denise, proviamo a conservare degnamente le vostre eredità onomastiche. Ecco, nonna, ascoltami...Se proprio intendi esaudire una mia preghiera, donami un futuro fatto di bambini. Per continuare a parlargli di te. E se un giorno dovrai scegliere per me tra la morte e la mediocrità, risparmiami la seconda.


...
Olga Corrado è nata il 16 Maggio 1914. Nello stesso giorno del suo futuro marito. Ha superato due guerre mondiali e un parto extra-uterino. Gode di ottima salute nel mio cuore. Mi ha insegnato che l'uomo allegro non muore mai povero.

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sabato 29 marzo 2014

Il gessetto prima della creta


Musica consigliata: "Non siamo gli alberi, Dimartino"
 
Ho trascorso un bel sabato sera. Soprattutto quando ti sei alzata per mostrarmi che avevi ricevuto una chiamata. Hai raccolto un bel po' di sguardi e la mia attenzione. Il che non guasta, cosa sarebbe una donna senza un briciolo di vanità o senza un gesto di chiaro stampo ingelositorio? Ingelositorio non esiste nel vocabolario della lingua italiana, quindi faccio un regalo al mio blog con questo neologismo, intimidire facendo leva sulla gelosia. E' stato bello incontrarti, la tua camicia bianca aperta sui tuoi nei è un richiamo infinito. La tua bellezza è inesauribile, come il vento è fonte rinnovabile di fascino. Avrei voluto parlarti di Europa, delle prossime elezioni, dell'articolo di Irvine Welsh sull'indipendenza della Scozia. Ma sarebbe stato solo un modo per evitare i nostri argomenti o per allontanare la tentazione di perdermi nella tua poesia. E di sprofondarci dentro, ascoltando il battito del tuo petto che vola dove poche donne sanno fare per mancanza di riserve di ossigeno. Ho trascorso un bel sabato sera e tutto quello che voglio da te continua ad essere illegale. Sono felice, mi piace prepararmi per una cena tra amici ascoltando Fiona Apple e sto rivalutando le gonne jeans. Buonanotte ora solare.

"C'è persino chi sostiene che Dio, prima di mettersi a impastare la creta con la quale poi creò l'uomo, aveva cominciato a disegnare con un gessetto l'uomo e la donna sulla superficie della prima notte, ed ecco da dove ci viene l'unica certezza che abbiamo, quella che eravamo, siamo e saremo polvere, e che in una notte altrettanto profonda ci perderemo". (Todos os nomes, José Saramago)

 © RIPRODUZIONE RISERVATA - ILLUSTRAZIONE DI MARIANNA DESIATO (2013)

mercoledì 19 marzo 2014

Cristo deve scendere


Musica consigliata: "Ti saluto o Croce santa"

Ho seguito con molta attenzione il dibattito scatenatosi su fb in seguito alla pubblicazione di una delicata denuncia di Oria.info relativa alle auto parcheggiate sul percorso della mini processione del giovedì di Quaresima. Claudio Matarrelli, in poche righe, ha dimostrato di avere un'idea di città e una strategia di futuro che superano la sintesi del suo stesso post. Provo ad analizzarne il pensiero:

- Claudio conosce e sottolinea l'importanza di un regolare svolgimento fisico della processione;
- Claudio conosce e sottolinea le potenzialità turistiche della mini processione, peculiarità del nostro paese nella miriade di riti quaresimali e della Settimana Santa nei Paesi di fede cattolica che si affacciano sul Mediterraneo;
- Claudio conosce e sottolinea il disagio dei cittadini oritani nei confronti dei visitatori (guarda un po', vengono da lontano e sono costretti ad una fruizione del rito poco esperenziale, macchiata da lamiere verniciate che stravolgono la dimensione intima e storica di questa manifestazione);
- Claudio conosce e sottolinea il disagio dei visitatori nei confronti dei cittadini oritani (guarda un po', gli oritani hanno potenzialità enormi, preservano nel tempo tracce uniche di fede e folklore, ma non hanno la fermezza di restituire all'antica viabilità l'originale assenza di veicoli);
- Claudio conosce e sottolinea il pericolo dell'omertà, l'importanza della denuncia e dei toni bassi, la sua rabbia non viene urlata, ma lascia posto alla compostezza dei suoi testi;
- Claudio conosce e sottolinea l'assenza di monitoraggio e controllo che generano la ripetizione di un evento sgradevole, dimostra pertanto che l'evento sgradevole non è tale agli occhi di chi dovrebbe salvaguardare l'immagine del paese, culturale e organizzativa in primis;
- Claudio conosce e sottolinea che se un paese non riparte da queste cose, potremo sventolare mille bandiere, ma avremo già perso le nostre battaglie.

E mentre tolleriamo giovani che passeggiano vestiti di tutto punto, con il cane al guinzaglio, e gettano con indifferenza il rifiuto quotidiano indifferenziato nel canale vicino casa, Claudio viene intimidito pubblicamente da chi dovrebbe tutelarlo e sostenere la sua denuncia, fino ad essere incredibilmente offeso dandogli del "giornalaio". A tal proposito, si tratta di una doppia offesa, la prima diretta perchè non si riconosce la professione acquisita e certificata, la seconda indotta perchè si offende la rispettabilissima categoria dei giornalai. E' come dare dell'infermiere al medico, sminuendo il ruolo e le responsabilità dei secondi, e dichiarando la presunta inferiorità dei primi. Ecco, caro Claudio, Cristo deve scendere e sono certo che continuerà a scendere fino a quando ci saranno persone come te. Allontanare temporaneamente un'auto dalla discesa che da secoli percorrono il nostro Cristo morto e i suoi fedeli è una forma di preghiera, di rispetto, di devozione. E cosa è il senso civico se non devozione verso il luogo che si abita, rispetto degli altri e preghiera di armonia collettiva? Io sostengo Claudio Matarrelli, l'onestà e la qualità del suo pensiero. Le minacce hanno le ore contate, appartengono ad un meridione che non ci appartiene più. Grazie Oria.info.


© RIPRODUZIONE RISERVATA - Foto: Trapani_Discesa_dalla_Croce_2010

martedì 11 marzo 2014

Sono solo parole


Musica consigliata: "E dimmi che non vuoi morire", Stadio

8 Marzo 2014. Il mio braccio sinistro sembra non soffrire il riscaldamento globale. Anzi, è in controtendenza. Una piccola glaciazione è in corso da dieci giorni e le dita faticano, e non poco, a creare questo testo. La mia quaresima è iniziata con un sms. Forse durerà molto più di quaranta giorni e dovrò digiunare a lungo prima della Pasqua. Non posso e non voglio scrivere di te. Spero tu sia l'unica a leggere queste mie parole. Le mie preghiere saliranno come scale infinite, promesso. E dove non ci saranno più pioli, cercheremo di aggrapparci a soffici gradini fatti di nuvole. Ho letto ancora una volta nei tuoi occhi la tua forza e la forza vince ogni cosa. In questo momento, in questa distanza, posso solo offrirti le mie parole. Sono solo parole, troppo semplice commentare il dolore degli altri e immaginare che possa sfiorarci allo stesso modo..."ma le sento un po' mie le paure che hai, vorrei stringerti forte e dirti che non è niente". La mia quaresima è iniziata con un sms. Siamo cenere, è vero. Ma bisogna ardere prima che la polvere si posi inesorabilmente. Ho voglia di giocare a carte e di far sudare le tue mani. Ho voglia di ripartire dalle lettere iniziali dell'alfabeto, il tuo, il mio, il nostro. Ti abbraccio, torna presto.

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sabato 22 febbraio 2014

God bless Ukraine


Musica consigliata: "Non è ancora morta (la gloria) dell'Ucraina", Mykhaylo Verbytsky

Mi scuso nei confronti degli amici ucraini. Mi scuso pubblicamente, ho atteso troppo per capire, prendere una posizione e dedicare loro uno spazio in questo piccolo blog di provincia. E' bastato questo pianoforte in strada a dare una risposta a tutte le mie domande. E' commovente vedere come sia stato utilizzato uno strumento musicale come arma di protesta, ma è ancora più commovente vedere come il popolo ucraino lo abbia dipinto con i colori della bandiera nazionale sovrastati dalle dodici stelle d'Europa su campo blu. Dedicato a tutti coloro che ogni giorno spargono letame sull'Europa, e urlano contro Bruxelles, contro la moneta unica, contro i tecnocrati e le politiche per consolidare l'egemonia tedesca, etc. etc. etc. E non colgono la primavera che sboccia da anni in una splendida Unione di popoli, che hanno imparato a rispettarsi, attraversarsi ed amarsi. Io sostengo i cosiddetti ribelli ucraini che si oppongono alle oligarchie del gas, a coloro che obbediscono ai mandanti delle frustate alle Pussy Riot e alle azioni punitive nei confronti degli omosessuali. E che vivono in reggie dorate, cacciano la tigre siberiana per sport e si alcolizzano di Vodka in mezzo a stallone denudate foraggiate di rubli. Io amo l'Europa e ogni forma di resistenza alla violenza illegale. Noi non abbiamo modelli da esportare, siamo solo un mare blu di accoglienza dove ogni persona ha diritto alla libertà e alla sicurezza. God bless Ukraine!

Art.2 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo: "Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge".

© RIPRODUZIONE RISERVATA - Foto © Sergiu Zamari

domenica 2 febbraio 2014

Fieri di operare in un paese solidale



Musica consigliata: "Sangue nelle vene, Fabrizio Moro"

"Fieri di operare in un paese solidale" è lo slogan che l'AVIS Comunale Oria ha adottato nella prima campagna di comunicazione del 2014. Nel venticinquesimo anniversario della nostra fondazione (1988-2013), abbiamo ottenuto il miglior risultato di sempre: 668 sacche raccolte, superando il record di 664 sacche registrato nel 2008. Analizziamo velocemente i vari perchè. La prima ragione è chiaramente associata al maggiore impegno profuso dall'associazione per la celebrazione dell'anniversario. Questo, infatti, ha comportato l'organizzazione di più eventi e una maggiore presenza sul territorio. I risultati sono un chiaro ritorno degli investimenti attivati in termini di manifestazioni e promozione. Non a caso bisogna tornare a 5 anni fa (celebrazioni del ventennale) per ritrovare il secondo picco di donazioni nell'istogramma. La seconda ragione è probabilmente individuabile nel completo rinnovamento degli strumenti di comunicazione (cartoline, manifesti, t-shirt, etc.), nell'azione intensiva dell'ufficio stampa, nell'uso ragionato del web e dei social-network e nell'indispensabile supporto dei blogger locali. Per quanto molte AVIS si stiano dotando di software per l'invio di SMS a gruppi costituiti da centinaia di soci, l'uso dei social network e la diffusione degli smartphone potrebbero rendere inutile in futuro anche questo tipo di investimento. In ultimo, la terza ragione. Quella alla quale tengo particolarmente, che fa parte della vita vissuta del volontario e non della sua vita prettamente operativa. Mi piace confutare la tesi che negli anni di crisi la gente sia più nervosa e arrabbiata, che l'uomo impazzisca all'improvviso, che la crisi abbia solo effetti devastanti. Per quanto l'impossibilità a soddisfare i bisogni primari produca un preoccupante disagio sociale, ho spesso riscontrato nei donatori un'interpretazione della crisi molto interessante. La crisi significa, sostanzialmente, rimettere in discussione la vita di un tempo e rileggere il fattore tempo in un'altra ottica. Donare sangue, secondo AVIS nazionale, è "dire con i fatti che la vita di chi sta soffrendo mi preoccupa". E' una lettura indispensabile per chi si avvicina alla donazione del sangue. La vita di un'altra persona finalmente mi preoccupa. E' noto che l'eccesso di concentrazione di beni, genera una costante necessità di denaro e di tempo per alimentare, conservare e potenziare tali beni. Il tempo da dedicare agli altri è quindi di conseguenza ridotto, se non assente, e la vicinanza agli indigenti si tramuta quasi sempre in sporadiche concessioni di denaro (il superfluo), ma molto raramente di tempo o di azioni concrete che riguardano l'impegno fisico nelle cause altrui o la donazione di parte di sè, come nel caso del volontariato AVIS. La crisi, oltre ad aiutare la comprensione dell'importanza del tempo da dedicare agli altri, ha finalmente fatto riemergere alcuni aggettivi che il benessere dei Paesi occidentali aveva completamente sotterrato: anonimo, volontario e gratuito. La donazione è un gesto anonimo (dono, ma senza interesse diretto, non conosco il beneficiario della mia azione), volontario (dono perchè desidero donare e non perchè sono obbligato a farlo), gratuito (dono senza chiedere nulla in cambio). Guardate un po', con la crisi tornano in auge gli scambi, il baratto, la riduzione degli stipendi per salvaguardare il posto di tutti, la riduzioni dei consumi di carburante, la vendita delle biciclette e la ripresa di stili di vita più salutari, la riparazione dei vestiti, degli elettrodomestici, delle scarpe, aumentano le partecipazioni nei campi di volontariato (assistenziali, ambientali, etc.). Dal mio punto di vista, riparare un paio di scarpe non è sinonimo di caduta in disgrazia o di recessione; dare valore agli oggetti, recuperarne la funzione parzialmente compromessa per ovvie ragioni di usura, è indice di intelligenza economica e ambientale, meno sprechi, meno rifiuti. L'uomo in tempo di crisi deve imparare a ristrutturare, non a costruire. Recuperare il senso delle cose che già ci sono, non cercare costantentemente nuovi spazi o nuovi bisogni. La crisi, la tanto temuta crisi, può anche essere interpretata come una forte mareggiata che ha distrutto i nidi di tante piccole tartarughe, esseri viventi a rischio estinzione, ma sempre capaci di avviarsi verso il mare. Ecco, la terza ragione di questo risultato è che un uomo in crisi interpreta meglio il suo posto nel mondo e i suoi obiettivi comuni in quella rete essenziale di relazioni che caratterizza ogni esistenza. E in questo, proprio per sfatare tanti luoghi comuni dei quali siamo più o meno stufi, i giovani hanno dimostrato di avere un cuore e una testa molto meno intrisi di egoismo delle precedenti generazioni. Il nostro paese, quest'anno, ha donato tanto. E per quanto sia un paese che merita e meriterà sempre persone più illuminate al suo governo, per quanto ospiti mine vaganti che amano ammassare rifiuti in ogni dove credendo che la terra dei fuochi resterà solo un problema campano, per quanto continui a discutere del come e non del cosa fare per risollevarsi, oggi è tempo di ringraziarlo, perchè ha dimostrato di essere un paese solidale. Un paese che ha superato la soglia dell'autosufficienza trasfusionale (pensate come cambierebbe la nostra quotidianità se superassimo con il contributo di tutti le soglie che migliorano la qualità della vita e ci rendono indipendenti, non per eccesso di egoismo, ma per merito e saper fare: autosufficienza alimentare, energetica, idrica, etc.). Il nostro paese raccoglie più sacche di sangue di quelle che in media un paese di 15.000 abitanti consuma in un anno solare. Fieri, quindi, di operare in un paese solidale. E' uno slogan positivo, un ringraziamento alla cittadinanza che ha risposto ai nostri appelli, un messaggio finalizzato ad aumentare l'autostima della comunità nella quale operiamo. Sarà difficile ripetersi e se non accadrà andrà bene lo stesso. Perchè la vita cambia e non c'è prova migliore dell'accettare un cambiamento, sfidarlo se è necessario, ma con la voglia di innovarsi sempre e comunque. Grazie dall'AVIS Comunale Oria.

"Un paese è sviluppato non quando i poveri possono acquistare automobili, ma quando i ricchi usano mezzi pubblici e biciclette" (Gustavo Petro, sindaco di Bogotà)

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