domenica 28 luglio 2013

Solvitur ambulando (Pensieri sulla via per Santiago)



Musica consigliata: "Walk of life", Dire Straits

"Far collezione di oggetti è una buona cosa, ma far camminate è meglio!" Citazione di Anatole France. E' una frase che ha cambiato profondamente molti dei miei punti di vista. Prima di leggere questa citazione, naturalmente, non conoscevo chi fosse Anatole France. Bene, far camminate è meglio. Siamo pronti, sono pronto. La mia età, in questo momento, è di circa tre anni. L'età giusta per capire il valore di una domanda dicembrina formulata ad hoc dai tuoi genitori: "Cosa vuoi per Natale? Un bel triciclo elettrico o che la nonna stia bene?". Ecco Ubaldo, vuoi un bel pacchetto di ferie a Panarea, Santorini e Formentera o vuoi capire te stesso?" A 33 anni è molto più facile rispondere. Soprattutto perchè di ballare accanto a ragazzi depilati in slip bianco trasparente sulle spiagge delle località sopra elencate, proprio, proprio, proprio non mi va. Comunque, miei cari, desidero la salute della nonna, quindi capire me stesso. Al diavolo la movida delle tre isole, la lascio a chi ha ancora bisogno di tornare da un viaggio e di riempirsi la bocca dicendo: "Cazzo, ou, spettacolo, non si può descrivere, Formentera spacca, si balla in spiaggia fino alle sette del mattino e si rimorchia da far paura" (capirai che novità, ditemi un posto nel mondo degli "splendidi" dove non si sia ballato fino alle sette del mattino e dove non si rimorchi così facilmente...). Senza ulteriori giri di parole, parto per fare il Cammino di Santiago. Il che non significa che il Cammino di Santiago sia una cosa per poveretti che sono costretti a massacrarsi i piedi per non sforare il budget di una vacanza low cost; probabilmente è un percorso parimenti inflazionato, per certi versi anche più profano e inquadrabile nella logica del turismo di massa. Ma ho bisogno di camminare. Davvero, davvero tanto. Ho sempre amato camminare. I nostri genitori fanno tanto per metterci in piedi da piccoli, per aiutarci a mantenere l'equilibrio in posizione eretta, a tener dritta la schiena, a insegnarci l'arte della deambulazione. E poi, come li ricambiamo? Dimenticando come si cammina e vivendo schiacciando (male) un po' di pedali, in un perpetuo quanto logorante gioco di tensione per i nostri tendini. Camminare è un'arte infinita. Chi ha veramente personalità, al giorno d'oggi, cammina e non guida. Ma la mia avversione per l'automobile è così nota che rischierei di ripetermi e di non avere parole nuove per questo mio blog.

La gente non sa più camminare. Quasi tutti i piedi contemporanei soffrono un'impietosa balbuzie fisica, il passo è incerto, le suole si consumano asimmetricamente, le ragazze oscillano su calzature funamboliche. Io potrei innamorarmi del solo portamento di una donna, qualità rarissima direi. Ma il cammino, il vero cammino, es el que cada uno va haciendo por dentro. E quello, in realtà, potremmo farlo ogni giorno senza consumare quintali di kerosene per condurci in volo fino a Madrid. La nostra quotidianità, però, non ci consente pause di riflessione oltre le quattro ore, quindi vado in ferie per camminare e per riflettere quanto basta, passo dopo passo per sedici giorni di fila. Non ho mai fatto duecentodieci chilometri a piedi. Ogni tanto provo a darmi dei punti geografici di riferimento, grazie ai quali capire la portata potenziale della mia azione. Ecco, mi chiedo, se partissi dal mio paese, dove arriverei a piedi dopo duecentodieci chilometri? Non trovo risposte immediate, o meglio non desidero trovarle. Perchè il mio cammino avrà veramente compimento dentro di me, non in un'architettura sacra attraversata da un incensiere gigante che gioca a fare il pendolo. Non ho mai percorso l'Europa per devozione, penso. Eppure dalla Francia al Portogallo, dalla Polonia alla Bosnia, potrei raggiungere luoghi mariani di altissima spiritualità. E immagino che questo percorso prevalentemente gallego non salverà la mia anima, nè mi vestira degli abiti del pellegrino penitente. Mi ripulirò, certamente, sottraendomi, come faccio ogni giorno della mia vita. Ma da qui a dire che rinascerò a vita nuova è veramente troppo. E allora potevi andare a fare il giro dei Paesi Bassi in bicicletta, se l'unico vero obiettivo era quello di aprire alla vista qualche panorama diverso con un po' di tempo libero in più. No. Io voglio fare il Cammino di Santiago. Per conformarmi a un mondo che lo fa. E scendere finalmente in mezzo agli altri, abbattendo la mia innata superbia. E condividere una volta tanto le mie debolezze. Per mettermi alla prova. Il mio amico Dario Sorgato mi ha insegnato molto sulla via del Cammino. Coelho mi è piaciuto di più in materia di diavoli e signorine (grazie Luana! ;-). Il comico tedesco Kerkeling è andato a fare due passi, descrivendo senza particolari stravolgimenti romantici un normale percorso collettivo verso un obiettivo comune. Anche io scriverò molto in quei giorni, e scriverò nel linguaggio dettatomi dai passi. Dalla fatica del procedere e dal sollievo delle pause. Dagli sguardi dei miei compagni di viaggio e dei miei figli che dall'alto aspettano un cenno di risoluzione da un padre troppo amante del movimento. Un proverbio moresco dice che chi non viaggia non conosce il vero valore degli uomini. Io amo questo proverbio. E camminare per regioni bagnate dall'Atlantico in mezzo a moltitudini di pellegrini, disabili, sportivi e gente comune riempirà il mio zaino di tonnellate di valori. Qualcuno mi ha suggerito di portare compresse di calcio e magnesio. Ringrazio, ma più che integratori, preferisco portare con me alcune persone e pregare con e per loro.

Pregherò per le vittime del treno deragliato pochi giorni fa. Per chi non dorme, per chi continua a devastare le campagne con i suoi sporchi rifiuti, per i politici senza visioni di lungo termine, per l'abbattimento della terza porta ancora da costruire, per gli anziani che un bel giorno hanno visto le loro case di campagna derubate di porte e cancelli, rischiando infarti multipli a causa di qualche decina di euro guadagnata grazie al commercio illegale di materiale ferroso. Pregherò per le coppie che non sanno più parlarsi, o meglio lo sanno fare solo dall'auto al carrello della spesa, in quei 20-30 metri di asfalto dell'ipermercato che li separano dalla vera gioia della vita, il consumo. Pregherò per i miei colleghi più stretti, veri professionisti che mai avrei immaginato di conoscere o di accogliere in questa terra.

Pregherò per i giovani che non sanno essere protagonisti, che non si sentono parte attiva di un cambiamento e che non sanno indirizzare le loro vite, ma solo commentare il mondo su fb con le parole di Michele Misseri e Francesco Schettino. Ogni santo giorno. "Ho stato io a fare il Camminamento di Santiago!", vi basta? Pubblichiamo? Che dite? O iniziamo a fare passeggiate, a dipingere il mondo, a piantare qualche albero, a coltivare un ortaggio, a potare una rosa, a restaurare un divano prelevato da una discarica, a leggere un libro, a dipingere un cancello arruginito, a rivalutare i Cure, a scendere sotto i 10 secondi in una cento metri, a restituire un po' di decoro a noi stessi e all'ambiente che ci circonda?

Pregherò per noi due, affinchè il Signore ci dia il coraggio per interrompere l'irrigazione della nostra pianta artificiale che, per quanto verde, non potrà mai crescere come si confà ad una coppia che aspira ad essere tale.
E pregherò per te, affinchè tu possa acquietarti e fidanzarti con l'uomo migliore che sia possibile trovare in questa fetta di universo e continuare a pubblicare la tua vita sui social network, magari con voi due in posa che bevete un drink in piazza sommersi da una caterva di "Mi piace" (che ci fanno sentire più considerati) e da commenti originali del tipo "Bellissimi, splendida coppia..."!
Pregherò, infine, perchè qualcuno tenga sempre accesa la mia ribellione silenziosa e mi aiuti a completare la graduale liberazione dalla sindrome di Geremia. Basta lamentazioni, basta.

E' tempo di spegnere ogni dispositivo elettronico. E' tempo di partire, in silenzio, zaino in spalla. E' tempo di elaborare nuove idee derubandole a orizzonti sconosciuti. E' tempo di cancellare il superfluo. E' tempo di ringraziare qualche custode con le ali per aver sempre scelto al mio fianco. Una direzione, giusta o sbagliata che fosse. Solvitur ambulando, camminando si risolve.

Grandi sono le sue opere/sono splendore di bellezza/le contemplino coloro che/le amano con tutto il cuore. Datemi una conchiglia, ora. Arrivederci.


"And after all the violence and double talk/There's just a song in the trouble and the strife/You do the walk, you do the walk of life" (e dopo tutta la violenza e le discussioni/resta solo una canzone nel disordine e nei litigi/tu cammini, tu hai fatto il cammino della vita).

Post liberamente dedicato ai miei compagni di viaggio: Antonio, Daniela, Doris. Le citazioni di questo post sono tratte da "Le vie dei canti" di Bruce Chatwin. Lettura consigliata: "Tempo Lento", di Dario Sorgato, Edizioni "Il Filo", 2008


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domenica 9 giugno 2013

Grundtvig

09 Giugno 2013

Ho molte confidenze da fare. E anche una valigia. Domani entrerò nell'era Grundtvig. Dopo Erasmo l'olandese e Leonardo l'italiano. Quello che mi attende è una prestigiosa università ceca, in una graziosa città ceca. I miei amici boemi mi verranno a trovare. Per sorridere un po' sui tempi trascorsi in riva all'Exe o per le preghiere notturne sotto il diluvio universale della GMG di Madrid. Verranno da tutte le parti. Catchphrase from a czech comedy play: everyone wants to live in České Budějovice. Tutti vogliono vivere a České Budějovice, recita una famosa fiction ceca. Un motivo ci sarà, lo scoprirò. Oggi ho visto una volpe all'imbrunire nascondersi nel grano. E ho sentito per la prima volta i profumi di Giugno, quelli che introducono l'estate e per certi versi la vestono di infinite aspettative. Caldo, pace, relax. Le amiche del mio cammino sono andate al mare. Pasquale ha già un anno in bacheca e tutta una vita davanti. Sant'Irene e già passata, con sé le luminarie che un tempo dispensarono amore. Continuo a non fidarmi di te, mi spiace. I giochi con le carte mi annoiano. Sono tremendamente poveri. Tra pochi giorni sarà la giornata mondiale del donatore di sangue e vorrei celebrarla col megafono nelle mie piazze. Perchè l'emergenza estiva prima o poi si ripresenterà. E qualcuno chiederà trasfusioni per tornare a vedere il mare. Ma l'Europa mi chiama e mi salva ogni volta dalla grazia o dal tedio a morte del vivere in provincia. Ecco, il pre-Grundtvig è una canzone quasi d'amore cantata prima di atterrare in una Praga che asciuga le ferite del suo recente alluvione. E per cantarla non posso che affidarmi alle parole di Pessoa, Fernando Pessoa:

“La prego, siamo l’uno contro l’altro come due persone che si conoscono dall’infanzia, che si amarono da bambini e, sebbene nella vita adulta seguano altre strade e altri affetti, conservano sempre in una piega dell’animo, il ricordo profondo del loro amore antico e inutile".

(F.Pessoa, Lettere alla fidanzata)

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martedì 14 maggio 2013

I tuoi occhi neri

Musica consigliata: Dinah Washington - Time after Time

12 Maggio 2013


Parlare con una donna è sempre un’opportunità di crescita. Sia essa la tua peggiore avversaria o la tua futura sposa. Sia essa una semplice amica o la voce della tua coscienza. Parlarti in una corte selciata dell’alto Salento mi ha fatto stare bene. Il continuo vociare di uomini in cerca di primavera e di sentimenti all’aperto ha contribuito al nostro isolamento. Isolarsi nella compagnia è, per una coppia, un principio eccellente di conciliazione tra amore e vita sociale. Io non so rinunciare ai tuoi occhi neri. Lo so, lo sai. L’occhio chiaro brilla per rarità, è vero, ma poi ti fa perdere in una lettura veloce e per certi versi banale. Gli occhi neri hanno patine di mistero che possono durare una vita intera. E necessitano di essere attraversati, compresi, amati. Io non rinuncerò alla mediterraneità dei tuoi occhi neri, anche se non sarai la donna che prenderò un giorno per mano. Io e te abbiamo calpestato il mondo. E siamo ancora in viaggio. Un tempo eravamo bellissimi. Poi il tempo, a tratti, ci ha sfigurato. Abbiamo spedito al diavolo vagoni di dolore e comunque la vita ci ha sempre dato più di quello che meritiamo per davvero. Oggi siamo pianeti distanti che pulsano alla ricerca di un’attrazione, ma che faticano a svincolarsi dai percorsi ai quali forze maggiori li hanno costretti da tempo. Non spalancheremo le nostre porte. Rimarremo a guardarci dallo spioncino, ogni tanto. Come le mamme che il sabato sera cercano le sagome dei figli raggomitolati sotto le coperte, per tranquillizzare il cuore e arrestare l’ansia della lunga veglia. Basterà sapere che ci siamo. Il resto non dipende del tutto da noi. Forse un giorno, dopo un anno appena, vestirai di bianco. Per me.

Time after time/
I tell myself that I'm/
So lucky to be loving you/
So lucky to be/

The one you run to see/
In the evening, when the day is through/
I only know what I know/

The passing years will show/
You've kept my love so young, so new.

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martedì 19 marzo 2013

Il terzo crimine

Sarò di parte, ma resta il mio libro preferito...auguri papà!

CORRADO QUINTO MARIO (via)

"E' una delle vie più ricche di storia della nostra città: quando, nel 1899, si decise di cambiare il nome di questa via, si cancellarono millenni. Un altro orrendo crimine, il terzo, si commise in quel luogo. Troppo noto è il primo, l'assassinio, almeno secondo la tradizione, di Andrea, vescovo di Oria, da parte di Porfirio, perchè venga rievocato in questa sede. Di tutt'altra natura e assai poco noto ai più è il secondo. Questo secondo orrendo delitto non venne compiuto verso una persona bensì contro uno dei monumenti più importanti di Oria. Era l'anno 1855, il governo era affidato al Consiglio dei Decurioni formato dai maggiorenti della città, non solo per censo, ma, si suppone, anche per cultura e preparazione. A capo di questa amministrazione era colui che sarebbe divenuto senatore del Regno d'Italia: Tommaso Martini. Nella seduta del 19 Aprile 1855 viene deciso, senza alcun ripensamento o voce contraria, di abbattere il Portario e la casa che su di esso era stata costruita e di proprietà di una certa signora Schiavone di Manduria. Per quei pochi che non lo sapessero il Portario o l'Arco Grande era, secondo la tradizione, l'entrata principale dell'Acropoli messapica. Esisteva una seconda entrata..."

giovedì 28 febbraio 2013

L'Italia dei mezzi pesanti



Strada a senza unico, pomeriggio d’estate, gradi quaranta. A sinistra una montagna. A destra un burrone. Il camion più grande resta a terra, non ha più benzina nel serbatoio. L’autista chiede aiuto, anche se è lui a guidare il camion più grande. Decine di automobili si fermano alle sue spalle. Il tempo passa e la coda diventa chilometrica. La gente è assetata, le mamme si disperano, i bambini piangono. Ma non si avanza di un passo. A un certo punto si scopre che un altro camion, poco più indietro, trasporta l’unica tanica di benzina che può sbloccare la situazione e ridare speranza ai poveri viandanti. Il camionista del secondo camion scende dal mezzo e corre diritto verso l’autotrasportatore in panne. Arriva e gli dice: “Sei un morto che parla!” E torna indietro godendo come un maiale perché tutti hanno bisogno di lui. Ecco, non meritiamo di essere rappresentati e guidati dall’autista del camion più grande…ma, permettetemi, non meritiamo neanche colui che lascia il suo Paese in agonia e corre urlando divertito in mezzo alla gente moribonda alla ricerca di un governo, di nuove elezioni o di un primato da incensare. Puoi essere vincitore quanto ti pare, ma un vero leader porge guancia, idee e rispetto a tutta la sua gente. Oggi, soprattutto. Con questo pensiero saluto Febbraio e le sue pene.

domenica 26 agosto 2012

Sono un eroe!



Musica: Ekki Múkk, Sigur Ros
I Tempo

Questo anticiclone non vuole andare via. Non passa una nuvola, il cielo ristagna da settimane, ogni tanto un temporale, ma che vuoi che sia un temporale isolato in mesi di siccità! Mi hanno rubato il pluviale. In pieno centro. Era in rame. Lo avevo comprato per dare un tocco al mio prospetto, niente plasticaccia arancione. E’ vero, non piove, ma si può derubare una casa di un pluviale? Così è iniziata la mia allegra giornata. Si, allegra giornata. L’allegra giornata di Cosimo, un uomo qualsiasi.
Immagino siate curiosi di sapere come è proseguita l’allegra giornata di Cosimo. Tra montagne di rifiuti, naturalmente. Perché la gente è bravissima quando si tratta di leggere la migliore offerta della settimana, diventa improvvisamente stupida quando si tratta di capire se è plastica o non riciclabile. E poi la gente è furba, è comoda, non da valore a nulla, la discarica è un concetto tollerabile, basta che sia nelle campagne degli altri.
Ho visto le case di campagna dei potenti circondate da recinzioni alte due metri, con tanto di telecamere, filo spinato e vetri rotti. In barba al paesaggio, a chi una campagna non ce l’ha, a chi vorrebbe aprire gli occhi ed il cuore in un giorno di primavera ed è invece costretto a miseri percorsi di cemento. Come se anche la campagna avesse un interno ed un esterno. La proprietà è privata, il paesaggio è di tutti, mi dicevano i miei nonni.
Ho visto la piazza popolarsi di auto, come se nulla fosse, come se giocare i numeri al lotto o bere un drink in piazza fosse consentito solo agli automuniti. Ed ho visto qualcuno verniciare una chianca, in un disperato tentativo di dare ordine a chi non conosce il valore di un divieto.
Ecco, questo è il paese di coloro che si credono potenti. Potenti a tal punto da chiudere un castello per dispetto. E’ come le storielle del signorotto di provincia che per dispetto ai poveri pastori chiude per sempre l’unica fonte alla quale le pecore della zona possono abbeverarsi. Chiuso per dispetto. Sublime.
Si credono potenti, e gli va bene. Quello che fanno e tutto gli appartiene, cantava Battiato. E poi, e poi…Voci sul prezzo dell’olio ai minimi storici, perché è colpa dell’Europa, è colpa della lebbra, è colpa dell’olio spagnolo e argentino. Portami le olive, te le compro, ma propria piccè si tuni…cioè, tradotto, non le compreresti mai e le compri ad un prezzo misero solo perché mi conosci?!? Traduco di nuovo. L’agricoltura, il motore della nostra economia, deve quindi vivacchiare solo perché ti conosco, perché ti faccio un favore personale, perché è giusto che tu rientri dalle spese? No, no, no…
E poi notizie di campagne senza elettricità, chilometri di rame tagliati come fossero cuciture di cotone in eccesso, sposi che annunciano a tutti il lieto evento riempiendo di adesivo gli alberi e abbavagliandoli quasi fossero dei sequestrati. Perché a metter un annuncio siamo tutti bravi, a toglierlo mi sporcherei le mani, mai sia…E così a distanza di un anno il turista scopre che Ciccio e Ciccina oggi sposi, sbiaditi e slavati, ma pur sempre oggi sposi.
Oggi volevo comprare un albero. Mi hanno proposto l’albero del falso gelso, l’albero del falso pepe, del falso falso, del finto sintetico che non sporca, che non ha bisogno d’acqua, che non ha radici, che non resina. Io volevo un albero vero. Magari una vera quercia o un vero carrubo, che sporcano tranquillamente perché io devo conoscere l’autunno attraverso le sue foglie stanche. Poi mi hanno proposto anche un pacchetto di tolettatura per ulivi secolari, da modellare con forbicette e da tosare come barboncini con ricco catalogo di palle, cilindri e piramidi.
In questo paese si costruiscono solo cappelle funerarie. Interi quartieri per i morti. Amen. Città fantasma, con qualche cipresso piantato per opera e virtù dello Spirito Santo. I cimiteri dovrebbero essere parchi. Non terreni assegnati alla creatività dei palazzinari. Ma immaginate se avessimo devoluto mille euro a cappella o rinunciato a qualche marmo pregiato, a favore di una raccolta fondi per costruire una piscina. Invece di dare un tetto ai morti che, con tutto il rispetto, non se ne fanno nulla, avremmo aiutato i nostri ragazzi a liberarsi nell’acqua, avremmo evitato decine di scoliosi, avremmo, avremmo, avremmo…e perché no, magari un giorno anche ad Oria sarebbe arrivata qualche medaglia.

II Tempo

Ogni sera, prima di andare a letto, traccio il bilancio della mia allegra giornata. Questa sera mi sono chiesto: cosa hai fatto, oggi, Cosimo? Malisangu! Si, malisangu. Proprio malisangu. Il mio corpo è infallibile quando si tratta di trasformare il malessere quotidiano in sangue infetto, putrido e ammalato.
Ma non sono andato a dormire. Sono salito nel punto più alto della mia casa. Per capire se il cielo si tappezza ancora di stelle. Per ascoltare il canto cadenzato della civetta, senza corna o grattate varie. E’ lei la vera regina d’estate. E non sono le sue profondità sonore a portare il malaugurio tra questa gente. E allora ho pensato. Qui ci vuole un eroe. Di quelli che volano, che sono bravissimi a volare, a cercare il male nei punti più remoti in cui sa incunearsi. Un eroe che ci protegga con il suo mantello, mascherato perché non deve essere uno di noi, razza viscida e corrotta. Ma dove lo trovo un eroe? Neanche le agenzie interinali ti propongono contratti da eroe. L’eroe, allora, non esiste. O meglio non lavora in paesi come questo.

III Tempo

Ma poi rifletto ancora. Questo maestrale aiuta molto la riflessione. L’eroe, il supereroe, è da sempre dentro di noi. Quante volte, nella solitudine della nostra stanza, abbiamo immaginato un mondo salvato grazie ad un nostro intervento. Di quelli che creano stupore, che risvegliano le coscienze e restituiscono entusiasmo ad una collettività depressa. Che salvano qualcuno. Ci sono due categorie di uomini. Quelli che fanno e quelli che polemizzano. L’eroe appartiene alla prima categoria, ma in classe più. Come per gli elettrodomestici. Si, l’eroe fa, ma di più, di più, di più.
Domani voglio essere un eroe. Andrò a donare il sangue. Quel 5,10 % che ha sviluppato dei potentissimi anticorpi contro la società del consumo, dei motori e dell’egoismo. Andrò a donare il sangue, senza chiedermi perché. Non risponderò con rabbia o con violenza, mi metterei al loro livello. Risponderò con il dono, anonimo e gratuito. Senza targa celebrativa. Gli eroi dopo le grandi azioni, non scendono a ricevere coccarde. Tornano a volare. E così volerà quel bimbo che riceverà il mio sangue in sala operatoria. Con genitori in lacrime nella sala d’attesa. Sperando possa risvegliarsi e sentire questo mio contagio. E divenire chissà un nuovo supereroe, magari part-time, con meno impegni e malisangu, perché a nulla varrebbe vivere se non immaginassimo un domani migliore.

Musica: Eroe, Caparezza

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Monologo interpretato da Luca Carbone dell'associazione culturale “Il Pozzo e l’Arancio” nel corso della V Edizione del Concerto AVIS “Con la musica nel sangue!”, scalinata di via Pasquale Astore, venerdì 24 Agosto 2012.

sabato 9 giugno 2012

Il Natale di Pasquale

08 Giugno 2012

Ottoseiduemiladodici. Eccoti, finalmente, vagire in questa prima sera d'estate, nella calma notturna di un ospedale, nell'attesa di poche voci silenziose. Nascere di sera, di venerdì, nel mese di Giugno, significa essere predisposti al riposo, al fine settimana, alla vacanza, al bel tempo, alle pause, alla vita.

Pasquale, che nome pesante. E' uno di quei nomi che, se non ci fai caso, passa. Ma quando ti fermi a pronunciarlo, si alza un turbinio di interrogazioni che potrebbero chiudersi, semplicemente, con questo super-quesito finale: era proprio necessario chiamarti Pasquale? Com'è difficile associare il nome Pasquale ad un bimbo...
Ed invece penso. Hai il nome della domenica. Della liberazione dalla schiavitù. Della resurrezione. Con il tuo nome abbiamo combattutto l'oppressione e la morte. Libertà e vità eterna, tutto quello che un uomo desidera. Tutto concentrato in questo nome, che potenza rilascia il nome Pasquale! Ma si, è un dazio giusto da pagare per portare a vita sulle spalle il digramma "sq".
Ed invece penso, nuovamente. Hai il nome del nonno. E del trisnonno. E chissà, potremmo attraversare l'ottocento intero e sapere che un filo sottilissimo, questo nome, lega generazioni di uomini nate e sepolte sotto uno splendido manto di ulivi. Ecco Pasquale, io vorrei che tu sentissi la gioia e l'importanza di rappresentarci nel futuro che non vivremo, quando magari i tuoi amici saranno simpatiche scatolette animate scese da galassie lontane...e vorrei che ti sentissi sempre pugliese ed europeo nell'identità, mediterraneo nello spirito. E vorrei che tutta la tua vita fosse una luminaria di pace...E' vero, nei figli e nei nipoti consegniamo tutto ciò che non siamo stati e tutto ciò che avremmo voluto fare ed essere...ecco perchè ogni neonato è una fonte di speranza e parte del nostro egoismo, finalmente, si spegne nei suoi primi passi e nella sua fragilità...

Oggi ho comprato un albero. Un carrubo, tutto per te. Avrà i tuoi stessi giorni, festeggerete assieme i vostri compleanni, cercherete entrambi il cielo per necessità. Potrai dire che quello è il tuo albero. Ti insegnerò che nulla è più sacro di un albero. Nessun professore ti insegnerà mai, come un albero, la regolarità delle stagioni, l'accoglienza di altre forme di vita, la respirazione, l'ombra, il frutto, la linfa, il desiderio di salire verso l'alto, la protezione, le rughe degli anni. Gli alberi non ti tradiscono mai. E muoiono in silenzio, senza chiacchere e risatine in fondo alle navate...

Pasquale, sei il mio più bel racconto unito d'Europa. Sei nato in un giorno pari, in un mese pari, in un anno pari. I numeri pari sono simbolo di uguaglianza e di rispetto. Pareggiare significa nè prendere, nè togliere. E' vero, così non vinci. Ma non avrai neanche perso. E nel pareggio scoprirai la vera dote di un uomo, l'equilibrio.

Un grazie speciale a mamma Lore e a papà Ferdi. Ai nonni tutti. A te che mi sei accanto in questo istante. A questa fede che mi perseguita e che mi protegge ogni giorno dal male. A tutti coloro che ti insegneranno che andare in bicicletta vale cento volte di più che scorazzare con un SUV in piazza la domenica mattina. Alle campane che accompagneranno i tuoi giorni. Ai grilli dei Guastaferri che ti aspettano per dare inizio al primo concerto della tua vita. A questa splendida estate...

"Perchè mio figlio dovrà sapere /Perchè mio figlio dovrà sperare/Perchè mio figlio dovrà imparare.../A capire.../Milioni di sogni/Milioni di segni/Per milioni di giorni ancora...ancora" (N.Fabi, "Milioni di Giorni")

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