Strada a senza unico, pomeriggio
d’estate, gradi quaranta. A sinistra una montagna. A destra un burrone. Il
camion più grande resta a terra, non ha più benzina nel serbatoio. L’autista
chiede aiuto, anche se è lui a guidare il camion più grande. Decine di
automobili si fermano alle sue spalle. Il tempo passa e la coda diventa
chilometrica. La gente è assetata, le mamme si disperano, i bambini piangono.
Ma non si avanza di un passo. A un certo punto si scopre che un altro camion,
poco più indietro, trasporta l’unica tanica di benzina che può sbloccare la
situazione e ridare speranza ai poveri viandanti. Il camionista del
secondo camion scende dal mezzo e corre diritto verso l’autotrasportatore in
panne. Arriva e gli dice: “Sei un morto che parla!” E torna indietro godendo
come un maiale perché tutti hanno bisogno di lui. Ecco, non meritiamo di essere
rappresentati e guidati dall’autista del camion più grande…ma, permettetemi, non
meritiamo neanche colui che lascia il suo Paese in agonia e corre urlando
divertito in mezzo alla gente moribonda alla ricerca di un governo, di nuove
elezioni o di un primato da incensare. Puoi essere vincitore quanto ti pare, ma
un vero leader porge guancia, idee e rispetto a tutta la sua gente. Oggi,
soprattutto. Con questo pensiero saluto Febbraio e le sue pene.
Blog di storie comunitarie per la promozione dell'identità e delle culture europee.
giovedì 28 febbraio 2013
domenica 26 agosto 2012
Sono un eroe!
Musica: Ekki Múkk, Sigur Ros
I Tempo
Questo
anticiclone non vuole andare via. Non passa una nuvola, il cielo ristagna da
settimane, ogni tanto un temporale, ma che vuoi che sia un temporale isolato in
mesi di siccità! Mi hanno rubato il pluviale. In pieno centro. Era in rame. Lo
avevo comprato per dare un tocco al mio prospetto, niente plasticaccia
arancione. E’ vero, non piove, ma si può derubare una casa di un pluviale? Così
è iniziata la mia allegra giornata. Si, allegra giornata. L’allegra giornata di
Cosimo, un uomo qualsiasi.
Immagino
siate curiosi di sapere come è proseguita l’allegra giornata di Cosimo. Tra
montagne di rifiuti, naturalmente. Perché la gente è bravissima quando si
tratta di leggere la migliore offerta della settimana, diventa improvvisamente
stupida quando si tratta di capire se è plastica o non riciclabile. E poi la
gente è furba, è comoda, non da valore a nulla, la discarica è un concetto
tollerabile, basta che sia nelle campagne degli altri.
Ho
visto le case di campagna dei potenti circondate da recinzioni alte due metri,
con tanto di telecamere, filo spinato e vetri rotti. In barba al paesaggio, a
chi una campagna non ce l’ha, a chi vorrebbe aprire gli occhi ed il cuore in un
giorno di primavera ed è invece costretto a miseri percorsi di cemento. Come se
anche la campagna avesse un interno ed un esterno. La proprietà è privata, il
paesaggio è di tutti, mi dicevano i miei nonni.
Ho
visto la piazza popolarsi di auto, come se nulla fosse, come se giocare i
numeri al lotto o bere un drink in piazza fosse consentito solo agli
automuniti. Ed ho visto qualcuno verniciare una chianca, in un disperato
tentativo di dare ordine a chi non conosce il valore di un divieto.
Ecco,
questo è il paese di coloro che si credono potenti. Potenti a tal punto da
chiudere un castello per dispetto. E’ come le storielle del signorotto di
provincia che per dispetto ai poveri pastori chiude per sempre l’unica fonte
alla quale le pecore della zona possono abbeverarsi. Chiuso per dispetto.
Sublime.
Si
credono potenti, e gli va bene. Quello che fanno e tutto gli appartiene,
cantava Battiato. E poi, e poi…Voci sul prezzo dell’olio ai minimi storici,
perché è colpa dell’Europa, è colpa della lebbra, è colpa dell’olio spagnolo e
argentino. Portami le olive, te le compro, ma
propria piccè si tuni…cioè, tradotto, non le compreresti mai e le compri ad
un prezzo misero solo perché mi conosci?!? Traduco di nuovo. L’agricoltura,
il motore della nostra economia, deve
quindi vivacchiare solo perché ti conosco, perché ti faccio un favore
personale, perché è giusto che tu rientri dalle spese? No, no, no…
E
poi notizie di campagne senza elettricità, chilometri di rame tagliati come
fossero cuciture di cotone in eccesso, sposi che annunciano a tutti il lieto
evento riempiendo di adesivo gli alberi e abbavagliandoli quasi fossero dei
sequestrati. Perché a metter un annuncio siamo tutti bravi, a toglierlo mi
sporcherei le mani, mai sia…E così a distanza di un anno il turista scopre che
Ciccio e Ciccina oggi sposi, sbiaditi e slavati, ma pur sempre oggi sposi.
Oggi
volevo comprare un albero. Mi hanno proposto l’albero del falso gelso, l’albero
del falso pepe, del falso falso, del finto sintetico che non sporca, che non ha
bisogno d’acqua, che non ha radici, che non resina. Io volevo un albero vero.
Magari una vera quercia o un vero carrubo, che sporcano tranquillamente perché
io devo conoscere l’autunno attraverso le sue foglie stanche. Poi mi hanno
proposto anche un pacchetto di tolettatura per ulivi secolari, da modellare con
forbicette e da tosare come barboncini con ricco catalogo di palle, cilindri e
piramidi.
In
questo paese si costruiscono solo cappelle funerarie. Interi quartieri per i
morti. Amen. Città fantasma, con qualche cipresso piantato per opera e virtù
dello Spirito Santo. I cimiteri dovrebbero essere parchi. Non terreni assegnati
alla creatività dei palazzinari. Ma immaginate se avessimo devoluto mille euro
a cappella o rinunciato a qualche marmo pregiato, a favore di una raccolta
fondi per costruire una piscina. Invece di dare un tetto ai morti che, con
tutto il rispetto, non se ne fanno nulla, avremmo aiutato i nostri ragazzi a
liberarsi nell’acqua, avremmo evitato decine di scoliosi, avremmo, avremmo,
avremmo…e perché no, magari un giorno anche ad Oria sarebbe arrivata qualche
medaglia.
II Tempo
Ogni
sera, prima di andare a letto, traccio il bilancio della mia allegra giornata.
Questa sera mi sono chiesto: cosa hai fatto, oggi, Cosimo? Malisangu! Si, malisangu.
Proprio malisangu. Il mio corpo è
infallibile quando si tratta di trasformare il malessere quotidiano in sangue
infetto, putrido e ammalato.
Ma
non sono andato a dormire. Sono salito nel punto più alto della mia casa. Per
capire se il cielo si tappezza ancora di stelle. Per ascoltare il canto
cadenzato della civetta, senza corna o grattate varie. E’ lei la vera regina
d’estate. E non sono le sue profondità sonore a portare il malaugurio tra
questa gente. E allora ho pensato. Qui ci vuole un eroe. Di quelli che volano,
che sono bravissimi a volare, a cercare il male nei punti più remoti in cui sa
incunearsi. Un eroe che ci protegga con il suo mantello, mascherato perché non
deve essere uno di noi, razza viscida e corrotta. Ma dove lo trovo un eroe?
Neanche le agenzie interinali ti propongono contratti da eroe. L’eroe, allora, non
esiste. O meglio non lavora in paesi come questo.
III Tempo
Ma
poi rifletto ancora. Questo maestrale aiuta molto la riflessione. L’eroe, il
supereroe, è da sempre dentro di noi. Quante volte, nella solitudine della
nostra stanza, abbiamo immaginato un mondo salvato grazie ad un nostro
intervento. Di quelli che creano stupore, che risvegliano le coscienze e
restituiscono entusiasmo ad una collettività depressa. Che salvano qualcuno. Ci
sono due categorie di uomini. Quelli che fanno e quelli che polemizzano. L’eroe
appartiene alla prima categoria, ma in classe più. Come per gli
elettrodomestici. Si, l’eroe fa, ma di più, di più, di più.
Domani
voglio essere un eroe. Andrò a donare il sangue. Quel 5,10 % che ha sviluppato
dei potentissimi anticorpi contro la società del consumo, dei motori e
dell’egoismo. Andrò a donare il sangue, senza chiedermi perché. Non risponderò
con rabbia o con violenza, mi metterei al loro livello. Risponderò con il dono,
anonimo e gratuito. Senza targa celebrativa. Gli eroi dopo le grandi azioni,
non scendono a ricevere coccarde. Tornano a volare. E così volerà quel bimbo
che riceverà il mio sangue in sala operatoria. Con genitori in lacrime nella
sala d’attesa. Sperando possa risvegliarsi e sentire questo mio contagio. E divenire
chissà un nuovo supereroe, magari part-time, con meno impegni e malisangu, perché a nulla varrebbe vivere
se non immaginassimo un domani migliore.
Musica: Eroe, Caparezza
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Monologo interpretato da Luca Carbone dell'associazione culturale “Il Pozzo e l’Arancio” nel corso della V Edizione del Concerto AVIS “Con la musica nel sangue!”, scalinata di via Pasquale Astore, venerdì 24 Agosto 2012.
sabato 9 giugno 2012
Il Natale di Pasquale
08 Giugno 2012
Ottoseiduemiladodici. Eccoti, finalmente, vagire in questa prima sera d'estate, nella calma notturna di un ospedale, nell'attesa di poche voci silenziose. Nascere di sera, di venerdì, nel mese di Giugno, significa essere predisposti al riposo, al fine settimana, alla vacanza, al bel tempo, alle pause, alla vita.
Pasquale, che nome pesante. E' uno di quei nomi che, se non ci fai caso, passa. Ma quando ti fermi a pronunciarlo, si alza un turbinio di interrogazioni che potrebbero chiudersi, semplicemente, con questo super-quesito finale: era proprio necessario chiamarti Pasquale? Com'è difficile associare il nome Pasquale ad un bimbo...
Ed invece penso. Hai il nome della domenica. Della liberazione dalla schiavitù. Della resurrezione. Con il tuo nome abbiamo combattutto l'oppressione e la morte. Libertà e vità eterna, tutto quello che un uomo desidera. Tutto concentrato in questo nome, che potenza rilascia il nome Pasquale! Ma si, è un dazio giusto da pagare per portare a vita sulle spalle il digramma "sq".
Ed invece penso, nuovamente. Hai il nome del nonno. E del trisnonno. E chissà, potremmo attraversare l'ottocento intero e sapere che un filo sottilissimo, questo nome, lega generazioni di uomini nate e sepolte sotto uno splendido manto di ulivi. Ecco Pasquale, io vorrei che tu sentissi la gioia e l'importanza di rappresentarci nel futuro che non vivremo, quando magari i tuoi amici saranno simpatiche scatolette animate scese da galassie lontane...e vorrei che ti sentissi sempre pugliese ed europeo nell'identità, mediterraneo nello spirito. E vorrei che tutta la tua vita fosse una luminaria di pace...E' vero, nei figli e nei nipoti consegniamo tutto ciò che non siamo stati e tutto ciò che avremmo voluto fare ed essere...ecco perchè ogni neonato è una fonte di speranza e parte del nostro egoismo, finalmente, si spegne nei suoi primi passi e nella sua fragilità...
Oggi ho comprato un albero. Un carrubo, tutto per te. Avrà i tuoi stessi giorni, festeggerete assieme i vostri compleanni, cercherete entrambi il cielo per necessità. Potrai dire che quello è il tuo albero. Ti insegnerò che nulla è più sacro di un albero. Nessun professore ti insegnerà mai, come un albero, la regolarità delle stagioni, l'accoglienza di altre forme di vita, la respirazione, l'ombra, il frutto, la linfa, il desiderio di salire verso l'alto, la protezione, le rughe degli anni. Gli alberi non ti tradiscono mai. E muoiono in silenzio, senza chiacchere e risatine in fondo alle navate...
Pasquale, sei il mio più bel racconto unito d'Europa. Sei nato in un giorno pari, in un mese pari, in un anno pari. I numeri pari sono simbolo di uguaglianza e di rispetto. Pareggiare significa nè prendere, nè togliere. E' vero, così non vinci. Ma non avrai neanche perso. E nel pareggio scoprirai la vera dote di un uomo, l'equilibrio.
Un grazie speciale a mamma Lore e a papà Ferdi. Ai nonni tutti. A te che mi sei accanto in questo istante. A questa fede che mi perseguita e che mi protegge ogni giorno dal male. A tutti coloro che ti insegneranno che andare in bicicletta vale cento volte di più che scorazzare con un SUV in piazza la domenica mattina. Alle campane che accompagneranno i tuoi giorni. Ai grilli dei Guastaferri che ti aspettano per dare inizio al primo concerto della tua vita. A questa splendida estate...
"Perchè mio figlio dovrà sapere /Perchè mio figlio dovrà sperare/Perchè mio figlio dovrà imparare.../A capire.../Milioni di sogni/Milioni di segni/Per milioni di giorni ancora...ancora" (N.Fabi, "Milioni di Giorni")
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ottoseiduemiladodici. Eccoti, finalmente, vagire in questa prima sera d'estate, nella calma notturna di un ospedale, nell'attesa di poche voci silenziose. Nascere di sera, di venerdì, nel mese di Giugno, significa essere predisposti al riposo, al fine settimana, alla vacanza, al bel tempo, alle pause, alla vita.
Pasquale, che nome pesante. E' uno di quei nomi che, se non ci fai caso, passa. Ma quando ti fermi a pronunciarlo, si alza un turbinio di interrogazioni che potrebbero chiudersi, semplicemente, con questo super-quesito finale: era proprio necessario chiamarti Pasquale? Com'è difficile associare il nome Pasquale ad un bimbo...
Ed invece penso. Hai il nome della domenica. Della liberazione dalla schiavitù. Della resurrezione. Con il tuo nome abbiamo combattutto l'oppressione e la morte. Libertà e vità eterna, tutto quello che un uomo desidera. Tutto concentrato in questo nome, che potenza rilascia il nome Pasquale! Ma si, è un dazio giusto da pagare per portare a vita sulle spalle il digramma "sq".
Ed invece penso, nuovamente. Hai il nome del nonno. E del trisnonno. E chissà, potremmo attraversare l'ottocento intero e sapere che un filo sottilissimo, questo nome, lega generazioni di uomini nate e sepolte sotto uno splendido manto di ulivi. Ecco Pasquale, io vorrei che tu sentissi la gioia e l'importanza di rappresentarci nel futuro che non vivremo, quando magari i tuoi amici saranno simpatiche scatolette animate scese da galassie lontane...e vorrei che ti sentissi sempre pugliese ed europeo nell'identità, mediterraneo nello spirito. E vorrei che tutta la tua vita fosse una luminaria di pace...E' vero, nei figli e nei nipoti consegniamo tutto ciò che non siamo stati e tutto ciò che avremmo voluto fare ed essere...ecco perchè ogni neonato è una fonte di speranza e parte del nostro egoismo, finalmente, si spegne nei suoi primi passi e nella sua fragilità...
Oggi ho comprato un albero. Un carrubo, tutto per te. Avrà i tuoi stessi giorni, festeggerete assieme i vostri compleanni, cercherete entrambi il cielo per necessità. Potrai dire che quello è il tuo albero. Ti insegnerò che nulla è più sacro di un albero. Nessun professore ti insegnerà mai, come un albero, la regolarità delle stagioni, l'accoglienza di altre forme di vita, la respirazione, l'ombra, il frutto, la linfa, il desiderio di salire verso l'alto, la protezione, le rughe degli anni. Gli alberi non ti tradiscono mai. E muoiono in silenzio, senza chiacchere e risatine in fondo alle navate...
Pasquale, sei il mio più bel racconto unito d'Europa. Sei nato in un giorno pari, in un mese pari, in un anno pari. I numeri pari sono simbolo di uguaglianza e di rispetto. Pareggiare significa nè prendere, nè togliere. E' vero, così non vinci. Ma non avrai neanche perso. E nel pareggio scoprirai la vera dote di un uomo, l'equilibrio.
Un grazie speciale a mamma Lore e a papà Ferdi. Ai nonni tutti. A te che mi sei accanto in questo istante. A questa fede che mi perseguita e che mi protegge ogni giorno dal male. A tutti coloro che ti insegneranno che andare in bicicletta vale cento volte di più che scorazzare con un SUV in piazza la domenica mattina. Alle campane che accompagneranno i tuoi giorni. Ai grilli dei Guastaferri che ti aspettano per dare inizio al primo concerto della tua vita. A questa splendida estate...
"Perchè mio figlio dovrà sapere /Perchè mio figlio dovrà sperare/Perchè mio figlio dovrà imparare.../A capire.../Milioni di sogni/Milioni di segni/Per milioni di giorni ancora...ancora" (N.Fabi, "Milioni di Giorni")
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giovedì 10 maggio 2012
Festa dell'Europa...
09 Maggio 2012
Oggi è la festa dei santi medici Cosimo e Damiano. Oggi è l'anniversario dell'assassinio di Aldo Moro e di Peppino Impastato. Oggi è, soprattutto, la festa dell'Europa. E allora vedi, papà, tu che mi hai insegnato che gli ulivi non sono oggetti di arredamento, statue da scolpire o barboncini da tosare, ci sono tante ragioni per ricordare e festeggiare. In particolare il tuo respiro. C'è tanto bisogno di te e del tuo pensiero in questo mondo malato. Torna presto, quindi, nonno...Pasqualino ti aspetta!
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